Passpartu’ 24: Discriminazione mediatica

Il 6 febbraio a Roma un rogo all’interno di una roulotte ha ucciso quattro bambini. La tragedia, accaduta all’interno di un campo nomadi, è stata raccontata dai giornali e dalle televisioni di tutta Italia. Ma come è stata raccontata? In quali termini? Attraverso quali testimonianze? Prendiamo spunto da questa vicenda per fotografare una realtà  più ampia: la rappresentazione del mondo rom e sinti da parte dei mezzi di informazione italiani.

Il 21 marzo è la Giornata mondiale contro la discriminazione. Come giornalisti, ci sentiamo colpevoli, e crediamo che si possa fare ancora molto per evitare che i popoli e le minoranze siano discriminate e stigmatizzate. In Italia il caso più esemplare è quello relativo alla rappresentazione dei rom e dei sinti e un episodio esemplificativo
è accaduto a seguito del rogo che ha ucciso i quattro bambini di un campo nomadi di Roma. Il 10 febbraio, al Campidoglio, quattro giorni dopo la tragedia, centinaia di persone hanno presidiato il Campidoglio, per denunciare le politiche del comune di Roma e per dire basta ai cosiddetto piano nomadi. Le donne che abbiamo incontrato quel giorno erano molto preopccupate, pochi giorni prima infatti il sindaco Gianni Alemanno aveva fatto una proposta: affidare i bambini rom ai servizi sociali qualora l’assistenza genitoriale non fosse stata adeguata. La sua dichiarazione era stata riportata da molti giornali, come del resto l’intera vicenda. La proposta tanto odiosa quanto fuori luogo del sindaco di Roma è stata oggetto di sondaggio in uno dei giornali principali italiani, il quotidiano La Repubblica, senza un minimo di approfondimento e di analisi sulla questione. Il fatto è stato denunciato dalla campagna Giornalisti contro il razzismo, di cui fa parte anche il giornalista Lorenzo Guadagnucci. Secondo Guadagnucci, nei giorni dopo il rogo la questione rom è stata nuovamente trattata con le categorie ormai consolidate nei media italiani: un popolo sovrarappresentato rispetto al numero di persone che realmente vivono sul territorio italiano, capro espiatorio per le politiche sulla sicurezza, dove i rom vengono additati come pericolo pubblico e i politici si propongono come quelli che affrontano questo problema.

“Rom-fobia”, cosi’ Alexian Santino Spinelli, docente di cultura e lingua Romani’ all’università  di Chieti, definisce la paura che fa si che i media rappresentino questo popolo sempre in modo negativo, senza mai volere approfondire e conoscere una cultura di cui la maggior parte degli italiani sa poco o nulla. “Il mondo rom” spiega Spinelli “deve essere soltanto uno stereotipo negativo, fatto di gente brutta, cattiva e criminale. Non si parla mai invece dell’apporto che il popolo rom ha dato alla cultura nel corso della storia. Molti personaggi famosi, come Charlie Chaplin e Rita Hayworth, erano rom, ma questo non lo sa nessuno. Ridurre il mondo rom a questo significa porre le basi perchè avvengano situazioni di emarginazione dove purtroppo i bambini rom ne restano vittime”. Una vicenda di discriminazione indiretta è avvenuta pochi giorni fa in una scuola di Roma. Se ne è accorta 21 luglio, un’associazione che si occupa dei diritti dei bambini rom. L’istituto nel mirino è il “Papa Wojtila”. La scuola ha posto, all’interno di un opuscolo distribuito ai cittadini, una tabella in cui vengono riportati i numeri dei minori iscritti suddivisi in alunni italiani, alunni stranieri, alunni H (alunni diversamente abili) e alunni “nomadi”. “Questa tabella potrebbe assecondare un atteggiamento discriminatorio da parte di chi erroneamente vede in questi minori dei possibili ostacoli al normale svolgimento delle attività  scolastiche” denuncia l’associazione.

La campagna giornalisti contro il razzismo da dei suggerimenti ai giornalisti, semplici regole da utilizzare per evitare la stigmatizzazione e la discirminazione delle minoranze. Tra queste vi è la messa a bando di alcuni vocaboli, che la campagna non esita a definire “tossici”, come ad esempio le parole “nomadi” e “zingari”. “C’è una comunicazione che sottende non solo un’ignoranza, ma anche, cosa ben più grave e pericolosa, una volontà politica di annientamento culturale. I rom non sono mai protagonisti delle loro vicende, ma sono sempre mediati da interlocutori” denuncia Guadagnucci. C’è un esercizio suggerito dai manuali di giornalismo internazionale e da Giornalisti contro il razzismo che i nostri professionisti dovrebbero fare: sostituire la dizione rom con un’altra rispetto alla quale c’è una maggiore elaborazione culturale, ad esempio sostituire il termine “rom” con “ebreo”. “Un facile esercizio, che siamo sicuri che farenne si che non si dicessero le cose infamanti che si dicono oggi sui rom”.

Ospiti di questa puntata:
Lorenzo Guadagnucci, Alexian Santino Spinelli, Carlo Stasolla e Robert Elliot di Occhio ai media

Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati e Elise Melot
passpartu@amisnet.org

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