Libia: verso la No Fly Zone

La folla riunita nella notte del 17 Marzo in una delle piazze principali di benghazi, capitale della rivolta libica, ha accolto con un boato l’approvazione della risoluzione 1973 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Una risoluzione votata con 10 voti a favore e 5 astenuti, tra cui spicca la Germania, che prevede l’imposizione di una zona di interdizione al traffico aereo, una no fly zone, ed invita i membri ad intraprendere “ogni misura necessaria ad esclusione dell’ intervento terrestre” per difendere i civili libici. Una risoluzione che arriva ad un mese esatto dall’ inizio della rivolta, dopo la reiterata richiesta del Consiglio Nazionale Libico, una sorta di governo provvisorio messo in piedi dai rivoltosi a Benghazi, che chiedeva l’aiuto della comunità internazionale.  L’ idea era nell’ aria da un paio di settimane e le portaerei statunitensi sono già vicine alle coste libiche e l’11 marzo anche la Lega Araba, in una riunione straordinaria al Cairo, ha deciso di sostenere la richiesta di un simile intervento.  A margine della manifestazione per la costituzione tenutasi ill 10 marzo a Roma avevamo incontrato 4 degli esponenti della comunità libica in Italia che sono i portavoce del Consiglio Nazionale Libico nel nostro paese. In quell’ occasione ci avevano spiegato che la richiesta del Consiglio è sì per una no fly zone, ma anche per fermare i rifornimenti di armi e mercenari da paesi stranieri (tra cui, pare, l’ Italia) ed il blocco delle telecomunicazioni militari di Gheddafi. “Non vogliamo truppe di terra, i conti con Gheddafi avremo il piacere di saldarli noi” ci ha detto Feisal Bunkheila, mentre Hisham Eldeghili ha tenuto a sottolineare che “non accetteremo l’istallazione di basi militari sul nostro territorio, stiamo chiedendo aiuto umanitario e non accettiamo ricatti in proposito”.  Il giornalista Farid Adli si auspicava che dopo l’eventuale risoluzione ONU (quella che poi è arrivata il 17) fossero i paesi arabi a mettere a disposizione le forze necessarie per imporra la no fly zone evitando “una gara tra le potenze internazionali per mettere le mani sul petrolio libico”.

I ribelli sono stati dunque parzialmente esauditi dalla risoluzione 1973, che pur prevedendo l’interdizione aerea esclude l’intervento di terra. La Francia, che aveva per prima riconosciuto la legittimità del Consiglio Nazionale Libico, ha risposto presente, dichiarandosi pronta ad intervenire in poche ore con l’appoggio del Regno Unito. Anche gli USA sono pronti a partire, Hilary Clinton nei giorni scorsi parlava della necessità di raid sulla contraerea libica per garantire una eventuale no fly zone, mentre l’ Italia  ha fatto sapere che vuole essere protagonista di questa operazione e che metterà a disposizione aerei e tre basi militari. Saranno sopratutto forze occidentali ad intervenire, solo Qatar ed Emirati si sono dichiarati disponibili a partecipare concretamente all’imposizione della no fly zone mentre l’Egitto, probabilmente perchè preso dall’ instabilità interna, ha dichiarato di non sostenere alcun tipo di intervento militare in Libia, anche se il Wall Street Journal sostiene che dopo la risoluzione l’esercito egiziano avrebbe cominciato ad inviare armi ai ribelli.

La reazione del governo di Gheddafi alla risoluzione ha avuto due facce, da una parte le minacce di ritorsioni in tutto il Mediterraneo del Colonnello, “se il mondo è impazzito, impazziremo anche noi” ha dichiarato. Dall’altra il tono più conciliante del vice ministro degli esteri dagli schermi della tv nazionale che si rallegra della decisione tedesca, che ha già fatto sapere che non prenderà parte all’ intervento militare. In mattinata Tripoli ha ordinato la chiusura totale dello spazio aereo, anticipando l’imposizione delkla no fly zone manu militari, forse nel tentativo di ritardare l’intervento.

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