Babush 23: L’Europa al Banco

Lo scorso febbraio, nel corso della sua conferenza annuale a Bruxelles, la Banca europea degli investimenti, in acronimo BEI, ha reso noti i dati di bilancio del 2010. L’istituto, come ha confermato il presidente Philippe Maystadt, gode di ottima salute e nel 2010 e nonostante crisi e recessione ha garantito prestiti per 72 miliardi di euro. Istituita nel 1958 con il Trattato di Roma, la BEI è un’istituzione ufficiale dell’Unione europea, che finanzia grandi progetti con la garanzia dei singoli stati membri e in alcuni casi con soldi pubblici. Nonostante siano probabilmente molto pochi i cittadini europei che la conoscono, la Banca si è ritagliata un ruolo via via crescente nella finanza mondiale, e oramai, in quanto a prestiti concessi ai privati, la BEI non è seconda a nessuno, nemmeno alla Banca Mondiale. La maggiorparte dei prestiti erogati va ai paesi dell’Ue ma negli ultimi anni i prestiti ai paesi in via di sviluppo sono in continua crescita. Nel 2010, tra Africa, America latina e Medio Oriente sono stati staccati assegni per 9 miliardi di euro.
“Non guardiamo solo ai criteri economici e finanziari” ha dichiarato Maystadt in occasione della conferenza stampa di Bruxelles. “Quello che facciamo è anche verificare il rispetto delle norme e degli standard europei in campo ambientale e sociale.”
Ma se si vuole andare a capire dove esattamente vadano a finire i soldi concessi in prestito dalla BEI, le cose diventano però un po’ più complesse. In questa puntata di Babush il nostro percorso comincia dall’Uganda dove la BEI ha finanziato la costruzione di una diga sul Nilo che porterà, tra poche settimane, alla scomparsa delle rapide di Bujagali, considerate la seconda attrazione turistica del paese. Ci sposteremo poi sul caso della Mopani, ditta di una multinazionale Svizzera che, dopo aver preso i soldi della BEI, avrebbe messo in piedi una gigantesca truffa finanziaria ai danni di uno stato africano. Ultima tappa il Maghreb. Sono la Tunisia, l’Egitto e gli altri paesi dove è soffiato il vento di rivolta i prossimi obiettivi chiave della BEI. A febbraio la Banca ha già sbloccato 6 miliardi di euro aggiuntivi da spedire a questi paese per “agevolare la transizione democratica”. Soldi che, come sottolineano organizzazioni non governative che fanno parte della rete internazionale Counter Balance, verrebbero versati senza nemmeno aspettare di capire cosa succederà in Egitto o in Tunsia e senza verificare che, al contrario del passato, i prestiti miliardari non vadano a finire nelle mani delle stesse èlite oggi contestate.
Lo scorso 17 febbraio  il Parlamento europeo si è espresso per tentare di avere maggiore controllo sulla BEI votando una risoluzione in cui si chiede maggiore trasparenza alla banca, e il rispetto degli standard e degli obiettivi dell’Unione europea.
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