Mondo Arabo: la democrazia passa per i sindacati

Un fondo d’emergenza per sostenere le attività sindacali, un manifesto di principi per la democrazia del lavoro e formazione per i sindacalisti alle prese con il nuovo corso nel mondo arabo. Sono questi i primi passi del percorso avviatosi in un incontro della Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC-CSI) tenutosi ad Amman, un incotro preceduto l’ 8 marzo dall’ inaugurazione della rete sindacale delle donne arabe.  Nel nuovo corso i sindacati non dovranno più rendere conto al potere politico ma ai loro iscritti, deve essere riconosciuto il diritto allo sciopero e la parità sul posto di lavoro tra uomini, donne e tra i lavoratori appartenenti alle differenti componenti etnico religiose che costituiscono i popoli arabi. Questi i principi intorno ai quali si sta scrivendo il manifesto sindacale che la confederazione internazionale presenterà il 1° maggio per sostenere la democratizzazione nel mondo arabo. Rivendicazioni simili a quelle che facevano i sindacati europei all’ inizio del ‘900 ma che in Medio Oriente e Nord Africa sono tutt’altro che scontate.
Con le rivolte arabe si sono aperti nuovi spazi per le organizzazioni della società civile non solo lì dove si è arrivati alle rivoluzioni. Molti regimi si sono affannati quanto meno a promettere cambiamenti n senso democratico, a partire prorpio dalla libertà di associazione e quindi la nascita di sindacati indipendenti. Tra le sfide che i popoli del Medioriente e del nord Africa si trovano ad affrontare in questi mesi c’è dunque quella di uscire dalla logica del sindacato unico legato al regime, sistema finora maggioritario nel mondo arabo, verso quella del pluralismo e delle libertà sindacali.

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