Grecia: le conquiste dello sciopero dei trecento

Dopo 44 giorni, il governo greco ha deciso di negoziare con gli oltre trecento migranti in sciopero della fame. Facilitazioni per le procedure di residenza  e per accedere al sistema sanitario sono solo alcune delle conquiste raggiunte grazie alla lotta portata avanti dai trecento.
Erano in sciopero della fame dal 25 gennaio e da qualche giorno qualcuno di loro aveva anche smesso di bere. Venivano da Patrasso, Igoumenitsa, Salonicco. Si erano incontrati ad Atene e avevano iniziato uno sciopero per chiedere il riconoscimento non solo dei loro diritti, ma della loro stessa esistenza. Molti di loro vivevano in Grecia da oltre dieci anni, ma le ultime politiche di governo e la crisi economica gi avevano fatto perdere il permesso di soggiorno. C’erano poi numerosi richiedenti asilo le cui domande non sono mai state accettate, che vivevano con il rischio costante di deportazione.
Il 25 gennaio, supportati da una rete locale di attivisti anti-razzisti, hanno deciso di iniziare lo sciopero. Lo hanno portato avanti con intransigenza per 44 giorni, oltre cento di loro sono stati ricoverati, ma loro hanno tenuto duro fino a che non hanno ottenuto una serie di risultati.
Il 10 marzo il governo ha ceduto e ha deciso di andare incontro ad una parte significativa delle loro richieste. Alcune condizioni riguardano tutti i migranti presenti sul territorio greco: diminuzione del tempo richiesto di presenza nel paese da parte dello straniero per permettergli di fare richiesta di residenza permanente nel paese stesso; diminuzione dei crediti lavorativi da 200 a 120 per poter far domanda di residenza permanente nel paese; diminuzione dei crediti lavorativi da 80 a 50 per poter ottenere la copertura assicurativa sanitaria. Altre conquiste invece riguardano i trecento scioperanti, che potranno rimanere in Grecia fino al raggiungimento del permesso di residenza e viaggiare liberamente verso e dal il proprio paese d’origine.
“Torniamo a casa a testa alta” dichiarano gli scioperanti “ma la nostra lotta continua, perché abbiamo visto che è l’unica via per ottenere i nostri diritti”.
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