Fortezza Italia

Radar anti-migranti istallati nelle regioni del sud, iscrizione nel registro degli indagati per il reato di immigrazione clandestina per chi arriva sulle nostre coste, esponenziale aumento della militarizzazione alle frontiere e porte aperte per due esponenti della destra xenofoba europea a Lampedusa. A seguito delle rivoluzioni maghrebine, l’Italia decide di barricarsi.
Puglia, Sicilia e Sardegna sono tre delle regioni su cui si stanno costruendo i radar che il nostro governo ha acquistato per rafforzare la sorveglianza costiera.  Si tratta di sensori di profondità a microonde, appositamente progettati per l’individuazione di imbarcazioni veloci di piccole dimensioni, capaci di captare uno scafo a dieci miglia o un gommone a sette. In Sicilia, il radar è già stato ribattezzato dalla popolazione locale “il mostro di Plemmirio”, dal nome della località in cui è stato istallato. Si tratta di una riserva marina protetta, sulla punta ovest dell’isola, vicino a Siracusa. Anche in Puglia le autorità hanno scelto di istallare il radar in una zona naturale protetta, nel territorio di Galliano, in porvincia di Lecce, e secondo Italia Nostra, associazione in difesa dell’ambiente, ne sono previsti altri tre, che saranno posizionati tra Otranto e Santa Maria di Leuca.
I radar a microonde, che l’Italia ha acquistato dall’impresa israeliana Elta Systems, sono stati comperati grazie al Fondo europeo per le frontiere esterne,creato nel 2007 dal Parlamento europeo e dotato di 1820 milioni di euro per il periodo 2007-2013.
L’Italia, in accordo con le politiche europee, decide di investire nella militarizzazione del territorio, preparandosi a respingere, anzichè ad accogliere.
A Lampedusa, dove negli ultimi giorni sono arrivati più di cento militari, il centro di identificazione ed espulsione di Contrada Inbriacola ha ripreso a funzionare come un tempo: centro a porte chiuse. Chi vi entra viene automaticamente iscritto nel registro degli indagati per il reato di immigrazione clandestina. Il villaggio degli aranci di Mineo, a Catania, in cui il governo ha deciso di “accogliere” migliaia di richiedenti asilo, è quasi pronto per l’apertura: muro, cancelli, reticolati e guardiole sono ultimate e sono arrivati anche i primi cinquanta militari. “Quando quell’area era una parte della base Nato non c’era così tanta sicurezza” dice sarcastico Alfonso Di Stefano, della rete anti-razzista di Catania. Non è solo la militarizzazione dell’area a preoccupare, ma la scelta in sè di creare un centro per così tante persone in un’area in mezzo al nulla. Non è difficile immaginare che il centro, che un tempo ospitava i militari della base statunitense di Sigonella, diventerà un ghetto per migranti, visto che il centro abitato più vicino si trova a otto chilometri dalla struttura.
A concludere il quadro, l’arrivo a Lampedusa di due politici noti per le loro posizioni xenofobe: l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio e la leader del Fronte Nazionale di estrema destra francese Marine le Pen. La visita dei due, prevista per il 14 marzo, ha sollevato numerose polemiche negli ambienti anti-razzisti e non solo. “La signora Le Pen e Borghezio con le loro esternazioni violente saranno fuori dalla legge” ” ha denunciato l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) “commetteranno probabilmente ancora una volta il reato di istigazione all`odio razziale, ma ancora una volta sarà loro garantita l`impunità e saranno protetti dalle forze di polizia”.
Il 14 marzo un gruppo di associazioni anti-razziste,  capofila la lampedusana Askavusa, invita tutti a dissociarsi dalle politiche xenofobe del nostro governo, andando a manifestare a Lampedusa, scegliendola come meta per una vacanza last minute, o anche facendo controinformazione da casa propria, per contrastare i messaggi che i due politici lanceranno dall’isola. “La visita della Le Pen e di Borghezio a Lampedusa dovrà diventare una occasione per denunciare i veri responsabili delle politiche di morte e di esclusione portate avanti dai governi europei e in particolare dal governo italiano, con la vergognosa pratica dei respingimenti collettivi in acque internazionali che adesso qualcuno vorrebbe ripristinare” conclude l’Asgi.

La militarizzazione di Mineo, Alfonso Di Stefano, Rete antirazzista Catania

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