Le armi fantasma che dall’Italia sono andate in Libia

Nel 2009 il governo Berlusconi ha autorizzato l’invio alla Libia di oltre 11 mila pezzi tra carabine, pistole semiautomatiche e fucili. Una commessa da 7,9 milioni di euro, che non è stata mai segnalata né al parlamento italiano né all’Unione europea. “Una faccenda ancora poco chiara” denunciano  in un comunicato la Rete italiana per il Disarmo e la Tavola per la Pace “che non sarebbe mai venuta alla luce senza le nostre indagini su documenti resi pubblici dal governo maltese”. Le armi, provenienti dalla ditta Beretta, sono state vendute alla Libia come “sistemi di difesa”, aggirando così la normativa nazionale prevista per le armi di ‘specifico uso militare’. Ma il fatto più grave è stata la mancata segnalazione all’Ue e la scarsa chiarezza una volta che sono iniziate a trapelare le prime notizie. Il caso era esploso già il 24 febbraio con la denuncia da parte della Rete Disarmo dell’esistenza di un carico fantasma di armi italiane alla Libia, passato attraverso Malta. Il 25 febbraio il Ministro La Russa aveva negato qualsiasi implicazione sostenendo che  “Il ministero della Difesa non ha dato neanche un coltellino per unghie a Gheddafi”.  “Un fatto gravissimo” commentano la Tavola per la pace e la Rete per il disarmo, soprattutto considerando l’uso che si sta facendo in questi giorni delle armi vendute alla Libia.  Ora le associazioni che hanno esaminato i documenti chiedono al governo “di fare immediata chiarezza sull’intera vicenda mostrando in Parlamento tutti i documenti ufficiali di esportazione e di transito e dimostrando che erano davvero solo del valore di 7,9 milioni di euro e non – come inizialmente riportato da Malta – di oltre 79 milioni di euro”.
Top