L’Aquila zona rossa

 L’Aquila. M. è in un pub con degli amici, dopo un pò esce per comprare un pacchetto di sigarette a un distributore automatico a poche decine di metri dal locale; quando M. torna indietro, la strada è bloccata. Ogni notte infatti, all’una, i militari chiudono l’unico passaggio aperto nel centro storico. La città diventa totalmente zona rossa.

M. questa volta non ci sta, ha già assistito troppe volte a questi blocchi e non ne può più di vivere con il coprifuoco. Inoltre M. vuole recuperare la sua macchina, parcheggiata dalla parte che i militari hanno chiuso. Inizia una discussione tra M. e i militari, che M. registrerà con un telefonino.

L’episodio è l’ennesima testimonianza di una situazione diventata ormai intollerabile per i cittadini del capoluogo abruzzese. “Abbiamo bisogno di poterci rimuovere per L’Aquila e tornare a fare una vita seppur difficile “normale” e dignitosa” denuncoa il comitato 3 e 32 “E’ impossibile continuare a ritrovarsi nel centro storico o nei pressi se poi veniamo sorvegliati, fermati, mandati indietro”.
Il comitato denuncia da tempo l’eccessiva militarizzazione de L’Aquila. “Il protocollo con il quale operano sul nostro territorio è “strade sicure” lo stesso utilizzato in altre poche grandi città italiane.Solo che solamente a L’Aquila i militari chiudono di fatto una città, sbarrano alle persone il passaggio e le sfollano. Solo che a L’aquila più che di strade sicure abbiamo bisogno di strade vive e di persone e corpi che hanno voglia di vivere. Reprimere questa voglia, addomesticare i corpi vuol dire far morire definitivamente questa città”.
A due anni dal terremoto che ha distrutto la provincia aquilana, la ricostruzione del centro storico del capoluogo non è praticamente mai partita. Le dimissioni del sindaco Cialente, annunciate il 9 marzo, apriranno una stagione di commissariamento che di certo non gioverà alla città.

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