Passpartù 22: Gelide accoglienze

Chi scappa dal Nord-Africa, non vuole venire in Italia. Nonstante le preoccupazioni del nostro governo, gran parte delle persone in fuga dalle nazioni in rivolta non cerca rifugio nel nostro paese. Quasi tutti coloro che stanno scappando dalla Libia tentano semplicemente di tornare a casa, mentre chi lascia le coste tunisine alla volta dell’Europa ha quasi sempre come obiettivo la Francia. In questa puntata di Passpartù ripercorriamo le rotte di chi fugge, attraverso le voci di chi si trova nei principali punti di snodo di questo viaggio: dalla Libia alla Francia, passando per la Tunisia, la Sicilia e la Liguria.

Ad oggi sulle coste italiane, secondo le stime dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, sono arrivate circa 7000 persone e di queste alcune sono già state rimandate indietro. Zarzis, che era uno dei principali porti di partenza tunisini, oggi si è trasformata in terra di accoglienza per migliaia di persone in fuga dalla Libia, come racconta Mohsen Lihdheb, postino e artista di Zarzis: “siamo una terra accogliente e civilizzata e abbiamo sempre accolto i libici anche durante la guerra con l’Italia e come in passato anche ora abbiamo aperto le frontiere e stiamo facendo tutto il possibile per accogliere le persone che cercano rifugio nel nostro paese”.
La maggior parte delle persone in fuga dalla Libia è composta da lavoratori migranti, che vivevano da anni nella nazione nordafricana. Il paese che oggi è in guerra civile era infatti una meta per tante persone, provenienti dall’Africa e dall’Asia. Impiegato nei cantieri edili o nel piccolo commercio, il milione e mezzo di migranti che viveva in Libia oggi cerca di tornare a casa, ma spesso non ha i mezzi finanziari per farlo, per questo associazioni che lavorano ai confini con la Libia, come l’Oim e l’Acnur, si sono rivolte alla comunità internazionale chiedendo aiuto logistico e finanziario. L’Oim ad esempio ha chiesto 11 milioni di dollari a tutti gli stati per aiutare l’evacuazione e il supporto sul loco. Il 4 marzo, finalmente, la Commissione europea ha sbloccato 30 milioni di euro, destinati a chi è bloccato sulle frontiere libiche e per qualsiasi necessità umanitaria all’interno del paese ( che generosità, lo vogliamo comparare con i 1820 milioni di euro del fondo di sorveglianza delle frontiere?). Fino a quel momento l’Unione Europea, cosi’ come il governo italiano e francese, si era soltanto preoccupata delle ripercussioni che potevano avere le rivolte nord-africane sull’immigrazione africana verso l’Europa: caduti i regimi che facevano da cane da guardia, cosa sarebbe successo? Ma la realtà è ben diversa. I movimenti più importanti stanno avvenendo in nord-Africa, e quello che sta accadendo in Europa in confronto è poca cosa.

Secondo le prime stime dell’Asgi, erano circa 6500 le persone arrivate a Lampedusa dall’inizio delle rivolte del Maghreb ai primi giorni di marzo, di queste 2400 hanno inoltrato la richiesta di protezione internazionale. Da Lampedusa vengono trasferite in centri di accoglienza o di identificazione ed espulsione di tutta Italia. Se si pensa che i posti previsti per i richiedenti asilo nel nostro paese sono circa 3400, si può facilmente immaginare come le strutture di accoglienza si siano praticamente già riempite tutte, e anche quelle di detenzione amministrativa sono ormai al completo. In Sicilia ad esempio i centri di Caltanissetta e Trapani sono pieni. Tra meno di una settimana l’ex villaggio dei militari USA di Mineo, a Catania, sarà trasformato in un grande centro detentivo per gli oltre 2.000 richiedenti asilo ospitati sino ad oggi nei Centri di accoglienza richiedenti asilo sparsi sul territorio nazionale. Ma che succede a queste persone dopo il trattenimento in un centro? L’Asgi ci ha raccontato che la Tunisia e l’Egitto hanno già praticato forme di riammissione, quindi qualcuno è stato rinviato indietro, mentre chi è rinchiuso in un Cie non ha la più pallida idea di quale sarà il suo destino, come ci ha detto Neva Cocchi, attivista dello spazio occupato bolognese Tpo che il primo marzo ha visitato il Cie di via Mattei, a Bologna, al cui interno c’erano 45 tunisini. “Non abbiamo precedenti penali, perchè siamo rinchiusi dietro delle sbarre?” si chiedevano i giovani tunisini. Una domanda più che lecita, soprattutto se si considera che, come ci ha raccontato Neva, nessuno di loro era stato informato sui propri diritti e su cosa gli accadrà in futuro.

Walid è uno studente tunisino che vive in Italia, a Torino. In questi giorni ha visto passare per la sua città molti tunisini che cercavano di raggiungere la frontiera francese. Ha deciso di seguirli, è andato a Ventimiglia dove alla stazione dormono decine di tunisini, circa cento. Walid ha parlato con questi ragazzi, gli hanno raccontato che le autorità italiane li hanno lasciati uscire dai centri in cui erano trattenuti e a quel punto loro hanno tentato di raggiungere la Francia, ma la polizia francese li ha repressi brutalmente. Loro sono bloccati alla stazione, non riescono a entrare in Francia e non vogliono rimanere in Italia, mentre altri sono riusciti ad entrare, soprattutto i primi giorni, quando i controlli alla frontiera erano ordinari. Oggi si sono moltiplicati i controlli e la militarizzazione: in un documento riservato indirizzato alla prefettura di Cannes il 19 e 20 febbraio, il governo di Parigi esortava “a rafforzare i controlli alla stazione di Cannes e nei dintorni per fermare gli stranieri di nazionalità tunisina, in situazioni non legali”. Un provvedimento contrario agli stessi principi dell’ordinamento francese, dato che prende di mira una comunità specifica. Venerdì 4 marzo, il neo nominato ministro degli interni francese, Claude Guéant, è ufficialmente intervenuto pregando l’Italia di tenersi i migranti in fuga dalla Tunisia. Oltralpe i controlli si molteplicano e molti tunisini sono anche stati arrestati al loro arrivo alla stazione di Parigi, appena scesi dal treno. Ormai si sa, per chi non ha i documenti in regola, in Francia non si puo’ più viaggiare in treno. Walid ci ha raccontato che c’è chi sta approfittando di questa situazione, organizzando viaggi in macchina a prezzi salati verso le maggiori città della Francia,come Nizza e Parigi.

Sembra che l’accoglienza, così forte e bella in Tunisia, vada a rovinarsi lungo il tragitto. A Zarzis ci raccontano di persone che ospitano i migranti all’interno delle loro case, Mohsen ci ha parlato di atti umanitari meravigliosi. A Lampedusa molti isolani accolgono a braccia aperte chi arriva dal Maghreb, ma è anche da lì che parte il “sistema accoglienza” istituzionale, che priva le persone della propria libertà trasferendole in centri di prima accoglienza o di detenzione amministrativa, come quelli di Bologna e Torino. Infine alla frontiera con la Francia la repressione è brutale e le persone rimangono incastrate ai confini, senza sapere dove andare. Da sud a nord, il viaggio verso la libertà si trasforma in un inferno.

Ospitti della puntata:
Mohsen Lihdheb, eco-artista, Zarzis, Tunisia
Flavio Di Giacomo, OIM
Fulvio Vassallo Paleologo, ASGI
Neva Cocchi, Tpo Bologna
Walid, studente, Torino

In redazione: Ciro Colonna

Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati ed Elise Melot

La nostra mail: passpartu@amisnet.org

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