L’Italia non accoglie, la Francia respinge. L’infinito esodo dei tunisini

Walid è uno studente tunisino che vive a Torino e nei giorni scorsi ha visto arrivare in città molti suoi connazionali, partiti da Zarzis, un porto tunisino ad est del paese, a poche miglia da Lampedusa. Dall’isola siciliana, racconta Walid, i migranti tunisini sono stati portati nel centro di Bari e poi rilasciati. Allora sono saliti su un treno in direzione della Francia. Walid ha saputo che i suoi connazionali erano arrivati a Ventimiglia, la città italiana alla frontiera con la Francia, ma che lì sono rimasti bloccati. Così ha deciso di andare a vedere sul posto che succedeva. Ha raccontato ai nostri microfoni che la polizia francese non lasciava attraversare la frontiera e che i controlli si sono intensificati. I tunisini però non potevano tornare indietro. “Sono rimasti bloccati alla frontiera” racconta Walid. “Dormono alla stazione di Ventimiglia, senza cibo né acqua; senza poter andare avanti né tornare indietro. Molti di loro hanno familiari in Francia e li vogliono raggiungere. Dato che sembra impossibile arrivare oltralpe con il treno, non resta che la macchina. Un mezzo attorno a cui si sta sviluppando un autentico business, con alcune persone si fanno pagare fino 500 euro per portare le persone a Nizza e 1000 per raggiungere Parigi.” Walid ci racconta di un ragazzo tunisino che, insieme ad altre tre persone, ha pagato un autista 2000 euro per andare da Roma a Parigi. “Si sono fermati ad un ristorante lungo la strada. Il proprietario della macchina ha fatto finta di andare in bagno e li ha abbandonati li'”.
Le autorità francesi si mostrano del resto ben determinate a non fare entrare sul proprio territorio i tunisini. In un documento riservato indirizzato alla prefettura di Cannes il 19 e 20 febbraio, il governo di Parigi esortava “a rafforzare i controlli alla stazione di Cannes e nei dintorni per fermare gli stranieri di nazionalità tunisina, in situazioni non legali”. Un provvedimento contrario agli stessi principi dell’ordinamento francese dato che prende di mira una communità specifica. Il pungo di ferro della Francia è però stato confermato anche questo venerdì 4 marzo, con il neo nominato ministro degli interni francese, Claude Guéant, che è ufficialmente intervenuto pregando l’Italia di tenirsi i migranti in fuga dalla Tunisia.
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