Babush 21: scherzi da caserma!

Caserme, magazzini, palazzine per ufficiali, forti, depositi di armi….. L’Italia è disseminata di aree off limits, una volta destinate ad usi militari ed oggi in stato di abbandono. Migliaia e migliaia di chilometri quadrati di edifici e aree recintate, spesso situati nelle aree urbane, che costituiscono dei veri e propri buchi neri, inaccessibili e inutilizzabili. Nel 2010 stando alle fonti della Difesa, l’esercito italiano conta 108.355 effettivi, ma le strutture lasciate in eredità dal passato ne potrebbero ospitare oltre un milione, senza contare gli edifici un tempo destinati alla logistica e allo stoccaggio del materiale.

Nella puntata di oggi tenteremo di capire a che punto sono i vari progetti di riutilizzo e cessione avviati dal governo negli ultimi anni, partendo da Roma, città dove la giunta Alemanno, nell’ottobre 2010, ha adottato una delibera per la cessione a privati di 15 caserme.

Restando nella capitale abbiamo incontrato un esempio di autorecupero: si tratta della Direzione dei Magazzini, sita in via del porto fluviale, nel quartiere ostiense. Costruito nel 1918 e appartenuto all’aeronautica, l’edificio, dopo anni di abbandono, è stato occupato nel 2003 da un centinaio di famiglie, che lo hanno completamente ristrutturato e adattato alle proprie esigenze. Oggi figura tra le strutture che la giunta Alemanno vorrebbe “valorizzare”, vendendola al migliore offerente.

Un’altra situazione limite, che merita di essere raccontata, è quella del Friuli Venezia Giulia, regione chiave nel periodo della guerra fredda e per questo disseminata di strutture militari, poi progressivamente dismesse. La regione ha ottenuto nel 2007 la piena titolarità su almeno 36 immobili un tempo di prorietà delle forze armate. Un patrimonio che, girato ai comuni, spesso rappresenta più un problema che una risorsa. È il caso del comune di Visco, che con una popolazione di poche centinaia di abitanti, ospita una ex caserma di 115mila metri quadrati di superficie e fatica a far fronte ai pesanti oneri di gestione.

Rispondere alle esigenze abitative è solo uno, anche se probabilmente il principale, dei possibili riutilizzi suggeriti e chiesti a gran voce dai tanti comitati e movimenti che a Roma come in tutta Italia si sono mobilitati intorno al tema della dismissione delle caserme. Ma i comuni sono per certi versi messi alle strette dal sempre minore afflusso di denaro nelle proprie casse da parte dello stato e si dicono costretti a vendere. I bilanci comunali sia assottigliano sempre più e invece di soldi contanti l’amministrazione centrale fornisce spesso agli enti locali beni demaniali con i quali “fare cassa”. Questo non giustifica però quella che viene definita “svendita” dei beni pubblici, svendita che secondo molti non sarebbe conveniente per le casse comunali, neanche sotto il profilo strettamente economico.

In sostanza stato e amministrazioni locali rinunciano alla gestione del territorio e di beni di inestimabile valore architettonico, artistico o ambientale, in cambio di un afflusso di denaro immediato e spesso, c’è da dirlo, modesto. Una volta venduti a privati l’amministrazione pubblica perde qualsiasi controllo su questi beni. Saranno i privati a godere nel tempo della rendita degli stessi.

Ospiti della puntata:


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