Ambasciata somala: storia di un sistema di non-accoglienza

A seguito di una violenza sessuale avvenuta all’interno dell’ex-ambasciata somala, lo stabile è stato sgomberato. Da anni, all’interno di quella che un tempo era la rappresentanza diplomatica del paese africano, vivevano oltre cento persone. Erano tutti rifugiati politici o in protezione sussidiaria e in quanto tali avvevano e hanno diritto ad una protezione da parte dello Stato italiano. Solo pochi rifiugiati riescono oggi in Italia ad accedere ai loro diritti e in primis ad un alloggio, condizione sine qua non per intraprendere un percorso di integrazione nel bel paese. Lasciati a loro stessi, i profughi si devono arrangiare, cosi’ i somali hanno occupato l’ex-ambasciata. Quando la redazione di Amisnet andò a metà febbraio nell’ex-ambasciata, di sera, per incontrare i profughi,il posto era buio: i rifugiati ci hanno raccontato che prima avevano un generatore di elettricità, distrutto qualche mese prima dalla polizia…
Oggi, grazie ad un accordo con il Comune di Roma, i cento somali sono stati sistemati nelle strutture adibite all’emergenza freddo, dove potranno dormire fino alla fine di marzo. L’associazone Somebody, assieme ad altre organizzazioni per i diritti umani, sta cercando di trovare una sistemazione a lungo termine per queste persone. “Bisogna iniziare a pensare a queste persone come singoli e non come masse di persone” spiega Eleonora Troiani, assistente sociale della Somebody “E’necessario cercare percorsi di integrazione diversificati per ognuno, anche nei piccoli comuni e non solo nelle grandi città”.

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