Ponte Galeria: nulla è cambiato

Compie un anno la nuova gestione del Centro di Identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma. Dalla Croce Rossa il testimone è passato nelle mani della cooperativa Auxilium. Le condizioni di vita dei reclusi sono però ancora pessime.
La denuncia arriva da diverse associazioni che hanno visitato la struttura. Medici per i diritti umani, che in un racconto a immagini racconta la storia del Cie, descrive una situazione che non sembra distinguersi da quella di qualsiasi carcere. Il perimetro del cie è delimitato da alte mura, ogni settore è delimitato da una recinzione di sbarre, tutte le aree comuni sono sottoposte a video-sorveglianza. Nel centro, che può ospitare 366 persone, è assicurata solo un’assistenza sanitaria di primo livello e il personale Asl non ha accesso alla struttura.
Negli anni il cie è stato teatro di lotte e scioperi. Numerosi sono anche stati gli episodi di autolesionismo, dai tagli multipli con lametta a simulazioni di impiccamento. Nel corso del 2009, tre dei quattro decessi avvenuti nei cie italiani si sono verificati a Ponte Galeria. I medici intervistati da Medu hanno affermato che il 50% dei trattenuti assume psicofarmaci, prescritti dalla direzione sanitaria perlopiù a scopo sedativo.
Il 12 marzo prossimo è prevista una manifestazione davanti al cie, in sostegno ai reclusi e per denunciare l’esistenza di queste strutture. “A seguito delle rivolte nel Maghreb è ancora più importante manifestare la nostra solidarietà ai reclusi e alle recluse” dicono gli organizzatori “la nostra complicità con chi si ribella ovunque, a tutte le persone rastrellate e deportate”.
Nel corso della manifestazione si distribuiranno radioline ai reclusi. Gli apparecchi saranno acquistati con il ricavato di una cena che si terrà il 6 marzo presso l’occupazione abitativa di Casale di Merode, a Roma.
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