Passpartù 21: le piazze del primo marzo

E’passato un anno da quando le piazze italiane si tingevano di giallo al grido di “Un giorno senza immigrati: 24 ore senza di noi”. Oggi l’iniziativa nota come “sciopero del primo marzo” scende di nuovo in strada. I partecipanti manifestano per rivendicare i diritti dei migranti, ma anche per rendere visibile a tutti il percorso politico intrapreso un anno fa e che continua a costruirsi in tutta Italia.

L’iniziativa si collega a “La journée sans immigrés: 24h sans nous”. L’idea è stata di una giornalista, Nadia Lamarkbi, che a seguito delle sparate razziste del partito del presidente Sarkozy, ha proposto di lanciare un movimento simile a quello che nel 2006 la comunità ispanica aveva messo in piedi negli Stati Uniti: fermarsi per un giorno e scendere in piazza a manifestare, per fare capire al mondo l’importanza dell’apporto della forza lavoro migrante all’economia del paese, ma anche per chiedere più diritti, maggiori politiche di integrazione e accoglienza. Dopo il successo dello scorso anno, che ha visto migliaia di persone in piazza sia in Francia che in Italia, quest’anno l’esperienza si ripete. Così l’Italia, da sud a nord, si tinge di giallo, e si unisce ad altre lotte intraprese in questi mesi. A Padova la manifestazione convoglia a piazza Antenore, dove un gruppo di migranti è accampato da quattro giorni per protestare contro la sanatoria truffa, a causa della quale oggi rischia l’espulsione. A Rosarno ci si incontra nella piazza dei container dove vivono i braccianti che lavorano alla raccolta, per stare insieme, ma anche per commemorare la morte di Marcus, il lavoratore gambiano morto a novembre scorso. “A portarlo via, a 37 anni, una polmonite dovuta alle condizioni estreme in cui viveva nelle campagne della piana di Gioia Tauro” scrive l’Osservatorio migranti Africalabria “le stesse in cui vivono i migranti che vediamo ogni mattina sulla statale, col cappuccio in testa e le mani sotto le ascelle, rigidamente divisi: i neri coi neri, i maghrebini coi maghrebini, gli europei con gli europei. Divisi tra di loro e soprattutto divisi da noi, ignorati dai più. Come se non fossero qui perché noi tutti abbiamo bisogno del loro lavoro, come se fossero delinquenti. A nessuno interessa chi sono: padri, figli, studenti, contadini, operai, ma anche ingegneri, gente di paese e gente di città. Con la rivolta, che ha aperto un fossato tra noi e loro, erano usciti dall’invisibilità, ma lì sono stati ricacciati: la Rognetta non c’è più, l’Opera Sila “bonificata”, la Cartiera murata, come a cancellare con la gomma la loro presenza dai luoghi divenuti simbolo dell’abbandono, della colpevole indifferenza di chi ha mal governato”. A Brescia, dove lo scorso autunno è avvenuto lo sciopero di un gruppo di migranti saliti su una gru perchè truffati dalla sanatoria, si torna a manifestare per la regolarizzazione e il permesso di soggiorno e per denunciare la carenza di diritti degli oltre duecentomila lavoratori di nazionalità non italiana che vive in quella provincia. A Palermo il primo marzo è dedicato a Noureddine Adnane, il venditore ambulante marocchino residente in Italia da dieci anni che lo scorso novembre si è dato fuoco perché, come raccontano diversi testimoni, “preso di mira da alcuni agenti di polizia municipale”. “Ciao Noureddine, la tua Palermo ti ha visto morire nel silenzio… ma vivrai nel nostro ricordo” scrive Reda Berradi, del comitato Primo Marzo Palermo “Oggi abbiamo versato lacrime, gocce che hanno riempito il vaso che contiene tutta la nostra voglia di cittadinanza Palermitana… Noi abbiamo scelto di vivere qui… abbiamo scelto di contribuire al tessuto economico ed urbano della città..”. A Roma un corteo che attraversa il quartiere meticcio, l’Esquilino, ricorda le numerose lotte che i migranti stanno portando avanti in tutta Italia e sottolinea come queste stiano prendendo esempio e forza dalle rivolte del Maghreb a cui assistiamo in questi giorni. “Lo scorso anno la giornata del primo marzo ha lanciato innanzitutto un monito: una giornata senza di noi. Il noi ora si moltiplica e cambia di segno, diventa proposta di alternativa, costruzione di una possibilità di uscita dalla crisi” dichiara una rete di associazioni e movimenti per i diritti dei migranti “Quest’anno vuole essere una giornata nel solco delle tante mobilitazioni che stanno attraversando il paese, nelle quali già è accaduto che si ritrovassero migranti e donne italiane, studenti e operai metalmeccanici, precari e seconde generazioni di bambini privati di diritti. Quest’anno vuole essere una giornata che guarda alla forza e alla determinazione che ci stanno insegnando gli egiziani e i tunisini, affermando il diritto di vivere degnamente nei propri paesi, perché stanchi di vivere in paesi impoveriti da regimi autoritari o di avere come unica alternativa quella di immettersi nella spirale infernale della migrazione verso la ricca Europa”.

A Bologna gli attivisti del Tpo sono riusciti ad entrare nel centro di identificazione ed espulsione di via Mattei e ad occuparlo. Nella città era da giorni che ci si organizzava per il primo marzo, dando, tral’altro, molta rilevanza alle questioni di genere, è nel capoluogo emiliano infatti che il coordinamento delle donne migranti si è riunito il 20 febbraio per capire come fare a superare le difficoltà lavorative e le incombenze familiari che hanno spinto molte donne a non scendere in piazza l’anno passato, come racconta Roberta Ferrari, del coordinamento migranti: “La legge Bossi Fini rafforza il patriarcato che è nelle case perché le donne migranti che sono in Italia per ricongiungimento famigliare dipendono dal permesso di soggiorno del marito e per loro è difficile o impossibile liberarsi dalla subordinazione o dalla violenza domestica che, come capita anche a moltissime donne italiane, spesso esercitano i mariti”.

A raccontare il lavoro dei migranti in Italia c’è la raccolta “Verrà domani e avrà i tuoi occhi. Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia”, un libro di racconti a più mani edito dalla casa editrice “Compagnia delle lettere”, che è stato distribuito nelle piazze tinte di giallo. Protagonisti di questi percorsi di vita e di lavoro sono appunto gli stranieri, “testimoni di due mondi, vagabondi tra le culture” raccontati con originalità da scrittori italiani e migranti. C’è il buttafuori senegalese che canta l’amore e la lontananza che uccide i rapporti, “l’eterna attesa di mogli e mariti, di figli e figlie”. C’è la prostituta dell’Est intrappolata nel cortocircuito della propria vita e c’è la badante ecuadoriana che proprio non ci sta a farsi mettere i piedi in testa. C’è lo scrittore del Burkina Faso ingannato da un editore senza scrupoli e c’è la bambina rom con le dita sporche di inchiostro che non si cancellerà.

Ospiti della puntata:
Eva di Yo Migro
Claudileia Lemes Dias
Roberta Ferrari.

In redazione: Andrea Cocco
Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati
per scriverci: passpartu@amisnet.org

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