Libia: dallo stato di Gheddafi verso il paese dei libici

Ad un mese dall’ inizio della rivoluzione egiziana sono molti i paesi arabi in tumulto, ciascuno con le sue particolarità ma tutti accomunati dal desiderio di dignità, democrazia e futuro dei loro giovani. La situazione più tragica è in Libia, dove il colonnello ed autoproclamato “re dei re” d’ Africa Moammar Gheddafi sta resistendo alle spinte della piazza con tutta la violenza di cui è capace, anche attraverso l’uso di armi da guerra e di numerosissimi mercenari assoldati grazie alle ingenti ricchezze accumulate in 42 anni di regno incontrastato. La situazione libica precipita sempre più verso una guerra civile ed è più indecifrabile all’esterno rispetto a quelle degli altri paesi arabi: da una parte la struttura sociale ancora fortemente legata a clan e tribù, dall’altra l’assenza di un vero e proprio regime perché Gheddafi racchiude in sè tutte le istituzioni libiche, rendono complesso trovare il bandolo della matassa, anche perché il blocco dei mezzi di comunicazione da internet ai telefoni fino all’espulsione dei giornalisti fa sì che le informazioni escano con il contagocce e su internet circolino voci incontrollate e non verificabili. Solo ieri sera le autorità libiche hanno consentito l’ingresso nel paese a qualche giornalista straniero, di cui 9 italiani, mentre gli inviati di Al Jazeera sono riusciti ad accedere via terra attraversando il confine ad est del paese, quello con l’ Egitto, che è controllato dai rivoltosi.

Mentre scriviamo Al Jazeera riferisce di combattimenti con armi pesanti a Tripoli e dintorni, stragi ed attacchi respinti si registrano in varie parti del paese. L’intero corpo diplomatico dell’ ambasciata Libica a New Delhi prende le distanze del Colonnello unendosi all’ ondata di dimissioni giunte da varie ambasciate, esponenti del regime e delle forze armate. Nelle aree del paese che i libici definiscono “liberate” la popolazione ha riconsegnato all’ esercito, schieratosi con la ribellione,  le armi sottratte o distribuite nei giorni caldi degli scontri contro le milizie di Gheddafi. Lungo i confini le città egiziane e tunisine si preparano ad accogliere eventuali profughi e i connazionali in fuga dalla Libia. Sempre attraverso il network di Al Jazeera arriva la smentita di quanto affermato nell’ ultimo discorso di Gheddafi, secondo cui sarebbe sorto un emirato islamico nella città orientale di Derna. La smentita viene per bocca dell’ uomo indicato da Gheddafi come emiro, Abdul Hakeem Al Hasadi, un ex prigioniero politico appartenete ad una organizzazione sospettata negli anni ’90 di avere  rapporti con Al Qaeda.  Ai nostri microfoni il giornalista Tahar Lamri non fa previsioni sul dopo-Gheddafi che ormai sembra probabile, torneranno gli oppositori all’estero e si avvierà un processo di cui è difficile immaginare gli esiti. Ma, secondo Lamri, negli stati arabi molti iniziano a credere in un sogno accarezzato da sempre: quello di paesi arabi dei popoli e non di proprietà dei loro governi.

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