Condizioni precarie e incidenti sul lavoro: i più esposti restano i migranti

I lavoratori stranieri in Italia contribuiscono almeno per un 10 per cento al Pil nazionale, ma restano la forza lavoro più esposta alla mancanza di tutele e a episodi di sfruttamento che possono portare a condizioni di autentica schiavitù. Sono almeno 1,2 milioni i migranti che annualmente finiscono nel circuito del lavoro irregolare e di questi circa il 47,2 per cento operano completamente in nero, soprattutto nel settore edilizio. Non è un caso se nel 2010 sui 790 mila incidenti sul lavoro registrati in Italia, il 16,4 per cento ha riguardato lavoratori stranieri. “I lavoratori stranieri” sottolinea l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) “hanno scarse garanzie, sono spesso destinati a lavori pesanti e pericolosi e subiscono in più fattori di rischio specifici legati alla non conoscenza della lingua e alla scarsa percezione del rischio”. “E’ un dovere per una società civile contrastare simili fenomeni di degrado,” sottolinea l’INMP in un seminario dedicato al tema “ed è un dovere per il Sistema Sanitario saper rispondere alle esigenze legate a quelle condizioni di vita e di lavoro”. A complicare le cose è però l’adozione di norme come il pacchetto sicurezza, che criminalizzando l’immigrazione “irregolare”,  allontanano il ricorso alle strutture sanitarie e di assistenza.
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