Le armi italiane in Libia

Nel biennio 2008-2009 l’Italia ha venduto armi alla Libia per un valore complessivo di 205 milioni di euro, oltre un terzo di quanto venduto da tutta Europa al regime di Gheddafi. Elicotteri, aerei, granate, missili, siluri, ma anche sistemi di puntamento e tecnologia sofisticata per il controllo delle frontiere… il nostro paese non è solo il primo esportatore mondiale di armi in Libia ma anche il paese che ha stretto le relazioni più strette con il colonnello proprio sul piano della cooperazione militare. Oltre agli accordi c’è poi da considerare l’afflusso di capitali libici anche in questo settore e in particolare di Finmeccanica, il cui 2,01 per cento appatiene alla Lybian Investment Authority, che si attesta come secondo azionista del gruppo alle spalle del Ministero italiano dell’Economia. Negli ultimi giorni paesi come la Francia, la Germania e la Gran Bretagna hanno annunciato la sospensione della vendita di armi alla Libia e agli altri paesi del mondo arabo attraversati dalle proteste. In Italia invece il ministro Frattini tace, spostando come di consuetudine l’attenzione sui flussi migratori. Fatto ancora più sconcertante è la presenza del ministro della difesa La Russa all’esposizione di armamenti che come ogni anno si svolge negli Emirati Arabi Uniti: la IDEX. Considerata la più grande esposizione di armi di tutto il medio oriente e l’Africa del Nord, l’expò di armi ospita anche quest’anno diverse imprese italiane tra cui in prima linea proprio Finmeccanica. “Siamo qui per sostenere doverosamente l’industria italiana” ha detto la Russa, con uno straordinario tempismo rispetto ai massacri compiuti in Libia ai danni dei manifestanti.
Leggi l’articolo di Giorgio Beretta su Unimondo

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