Libia: profughi sotto la minaccia dei coltelli

L’allarme è stato lanciato da un SMS, arrivato sul cellulare di Don Mussie Zerai, Presidente dell’Agenzia Habeshia, “ci stanno uccidendo con coltelli e macete”, scrivono i profughi africani bloccati in Libia per via degli accordi italo-libici. “I profughi africani vengono scambiati con i mercenari africani al soldo di Ghedafi”, racconta Mussie Zerai ai nostri microfoni, “altri invece muoiono sotto alle bombe che il regime lancia sui carceri come Mishratah”. Don Mussie Zerai chiede quindi alle autorità italiane di proteggere questi profughi, organizzando il loro viaggio verso l’Italia o dandogli rifugio nell’ambasciata italianain Libia.
Nei giorni scorsi l regme di Tripoli ha assoldato migliaia di mercenari provenienti sopratutto da NIgeria e GUinea, dove sono stati diffusi volantini in cui il rais libico prometteva 2000 $ al giorno. Stando a quanto affermato ai microfoni di Al Jazeera da un esponente dell’ alleanza internazionale per la persecuzione dei crimini di guerra, un raggruppamento di ONG nato dopo l’attacco israeliano a Gaza, l reclutamente avviene anche all’ interno degli stessi centri di detenzione dove le autorità starebbero offrendo armi e soldi ai migranti che accettano di combattere per Gheddafi ed in qualche caso uccidendo chi si rifiuta di farlo: sarebbero almeno 18 i morti accertati in questo contesto.
Mentre in Libia i migranti vengono scambiat per mercenari a causa del colore della loro pelle, nell’Egitto post Mubarak è cambiato poco per i rifugiati intrappolati al confine con Israele. Don Mussie Zerai è in contatto da più mesi con un gruppo di profughi eritrei prigionieri dai trafficanti nel Sinai, alla frontiera egiziano-israeliana, “con la rivoluzione in Egitto purtroppo non è cambiato niente per i profughi prigioneri, racconta Zerai, sono ancora prigionieri e vittime di torture”.

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