Ambasciata libica: tre giorni di presidio.

Mentre in Libia non si placa il massacro da parte dell’esercito e di forze mercenarie al soldo del regime di Gheddafi, la società civile europea assiste attonita all’immobilismo dell’Europa e dei singoli governi dei paesi che la compongono. Immobilismo cui naturalmente non fa eccezione l’Italia, paese che vanta i maggiori interessi nel paese nordafricano, con Eni, Finmeccanica, Unicredit e Impregilo, solo per citare alcune tra le società più rinomate, che vi hanno investito importanti capitali. Ovviamente la compromissione del governo italiano con la dittatura di Gheddafi va molto oltre, fino a considerare il tiranno di Tripoli un partner privilegiato in materia di contrasto all’immigrazione e relativamente alle forniture energetiche.

Fortunatamente non tutti hanno il pelo sullo stomaco dei rappresentanti del governo italiano, che in questi giorni si sono prodotti in dichiarazioni per lo meno ambigue e in vaghi richiami alla risoluzione pacifica dei conflitti, senza nulla mettere in campo per fermare l’orribile repressione libica. Cittadini, associazioni, partiti, insieme a tanti cittadini libici, a partire da un comunicato congiunto si sono dati appuntamento il 22 febbraio alle 15.00 davanti all’ambasciata libica a Roma, per reclamare con forza la fine delle violenze e l’uscita di scena di Gheddafi. Si tratta solo del primo di tre giorni di mobilitazioni che vedranno come obiettivo l’ambasciata libica, sita in via Nomentana 365, a Roma.

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