Fratellanza Islamica: largo ai giovani

Con la caduta del presidente Mubarak in Egitto si apre una fase complessa che potrebbe avere ripercussioni su tutto il mondo arabo. Tra i protagonisti di un panorama politico in continua evoluzione ci sono i Fratelli Musulmani, movimento duramente represso durante il regime e che rimane la più estesa ed organizzata forza di alternativa. Durante i lunghi giorni della rivolta i governi occidentali, riferendosi al movimento, hanno spesso agitato lo spauracchio di una deriva iraniana. Soprattutto nelle fasi iniziali della rivolta, il movimento islamista ha però mantenuto un profilo basso evitando di mettere la propria bandierina sulle proteste contro Mubarak.
“I Fratelli Musulmani” sottolinea Paola Caridi giornalista di Lettera 22 “non hanno guidato la rivolta e non sono neanche stati una delle forze più importanti. Il movimento di piazza Tahrir” continua “è stato un movimento senza leader e i suoi veri protagonisti sono stati i giovani”
Ed è proprio con le generazioni più giovani che la vecchia guardia della fratellanza musulmana deve fare i conti nel delineare la sua attuale strategia. All’interno dello stesso movimento islamista, le nuove generazioni hanno espresso, durante la rivolta, una posizione molto più radicale rispetto a quelle della dirigenza, rifiutando un compromesso con il regime e continuando a chiedere le dimissioni di Mubarak. La spaccatura tra i giovani e la dirigenza parte in realtà da molto tempo prima del 25 gennaio, la data dell’inizio della rivolta. “Durante il regime i vertici del movimento” spiega Caridi ” sono stati spesso accusati di comportarsi in modo poco chiaro, agendo formalmente come l’opposizione illegale, ma contribuendo a rendere il governo di Mubarack sostanzialmente stabile”. Oltre alle tante incertezze sugli esiti della rivolta, il post Mubarak apre sicuramente una fase delicata all’interno degli stessi Fratelli musulmani, con la messa in discussione della disciplina interna e degli equilbri di potere.

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