Algeria in piazza contro il regime militare e l’impunità

E’ una delle tante realtà che hanno promosso la manifestazioni di sabato scorso in Algeria e che saranno nuovamente in piazza sabato 19 per chiedere la fine delle misure di sicurezza in vigore dal 1992 e per spingere a un cambio di regime. Il Collettivo dei familiari delle persone scomparse in Algeria (CFDA) lotta da oltre dieci anni per far emergere la verità sulle violenze commesse dai gruppi islamici da un lato e dalle forze di sicurezza dall’altro durante la guerra civile che ha dilaniato il paese a partire dal 1991. Una lotta quotidiana che, contro il volere delle autorità, punta a far luce sulle esecuzioni, le torture e la scomparsa di almeno 8023 persone di cui ancora oggi non si sa nulla. “Da 15 anni ci battiamo per la verità e la giustizia in Algeria e questa nostra rivendicazione non cambia oggi che siamo in piazza” spiega ai nostri microfoni Nacera Dutour, madre di undesaparecido algerino e tra le fondatrici del Collettivo. “Tutto quello che abbiamo fatto in questi anni è combattere per la fine di un regime militare occulto che ha in mano le redini del paese. L’esercito deve rientrare nelle caserme  e lasciare gli algerini vivere liberi e tranquilli. Che ci sia libertà di espressione, di stampa, che si possa manifestare apertamente il proprio dissenso, che ci siano delle autentiche elezioni. Questo regime militare occulto non se ne andrà da solo se non lo spingiamo noi”.

L’obiettivo accomuna molti dei gruppi e oppositori riuniti nel Comitato per il Cambiamento e la Democrazia in Algeria (CDCA), la rete che ha lanciato le ultime manifestazioni nella capitale e in diverse città del paese. Nonostante l’imponente dispiegamento di forze dell’ordine, che lo scorso sabato hanno tentato di bloccare il corteo con circa 30 mila agenti, il CDCA punta a portare ancora più gente in piazza e non si accontenta delle timide promesse fatte dal presidente Botlefika in questi ultimi giorni. L’annuncio di Botlefika circa la sospensione “a giorni” dello Stato d’urgenza in vigore da 19 anni, è stato accolto con diffidenza. ” Sono ridicoli” commenta Dutour “Se volessero veramente togliere lo stato d’urgenza,  basterebbero 30 secondi. Quello che è inquietante”, continua “è che mentre dice di voler levare lo stato d’urgenza, il presidente annuncia nuove leggi contro il terrorismo. Come se non ne avessimo già abbastanza”.

D. Anche in questi giorni il governo continua ad agitare lo spauracchio del terrorismo sostenendo che il ruolo delle autorità è essenziale per combattere il fondamentalismo islamico.
R. Non hanno mai smesso di martellarci con questa minaccia del terrorismo. Sicuramente ci sono ancora dei gruppi estremisti, ma non sono così rilevanti. Io credo che a loro convenga che esistano ancora questi gruppi. Questo giustifica la repressione e giustifica la loro stessa permanenza al potere. Se sopprimono lo stato d’urgenza e se non ci fosse più terrorismo la presenza militare nella vita politica algerina non avrebbe più giustificazioni. Hanno bisogno del terrorismo e delle misure speciali

D.Come si prepara il movimento in vista della manifestazione di sabato prossimo?
R. Innanzitutto bisogna dire che ci sono azioni e rivendicazioni anche durante la settimana. Le ragioni sono diverse: la disoccupazione; il diritto alla casa; rivendicazioni salariali… In tanti quartieri di Algeri si stanno organizzando gruppi di giovani per partecipare ai cortei di sabato prossimo. Le autorità hanno risposto offrendoci la possibilità di un sit in allo Stadio olimpico. Noi vogliamo manifestare! E’ nostro diritto. Un diritto sancito dalla costituzione.

D. Tornando a lavoro che svolgete come collettivo dei familiatri delle persone scomparse, nel 2005 il governo ha approvato, dopo un referendum, una carta per la Pace e la Riconciliazione nazionale con la quale ha voluto mettere la parola fine all’intero periodo della guerra civile algerina. Voi però avete proseguito a chiedere verità e giustizia…
R. Sì, la chiamano la Carta per la pace e la riconciliazione ma bisognerebbe chiamarla la Carta per l’Impunità. E’ semplicemente una legge contro la verità e contro la giustizia. L’articolo 45 delle misure di applicazione della Carta vieta di denunciare qualsiasi agente della polizia in quanto “valoroso servitore della nazione”. L’articolo 46 prevede una condanna da 3 a 5 anni di prigione per chiunque comprometta l’immagine della Nazione all’estero. Io che vi sto parlando sto gettando ombra sull’immagine della Nazione e sono perseguibile con il carcere. E non è tutto…La Carta ha previsto un indennizzo alle famiglie delle persone scomparse. La condizione è però che si deve firmare il certificato di morte della persona per la quale si chiede l’indennizzo. Capite? Per avere i soldi dovrei andare al tribunale e dichiarare che mio figlio è morto. Non so nulla di lui… sono 14 anni che aspetto il suo ritorno e Monsier Boutlefika vuole che lo dichiari morto!!! dicono che il passato è passato ma vogliono comprare il silenzio dei familiari …Questo non è un commercio!

D. Il collettivo delle Famiglie degli scomparsi chiede l’istaurazione di un autentico percorso di verità su quanto accaduto negli anni novanta. A cominciare dal sapere quante e perché sono le persone scomparse…
R. Le cifre ufficiali pubblicate qualche mese fa parlano di 8023 persone scomparse. Persone prelevate da gruppi armati, che si tratti dell’esercito o dei miliziani. Arrestati mentre erano a lavoro o a casa…sotto gli occhi delle loro famiglie. Poi li hanno fatti scomparire e hanno negato tutto. “Non siamo mai venuti e non abbiamo arrestato nessuno”, dicono. Ma li hanno prelevati e portati alla tortura. Ho sentito testimonianze di tortura che non vorrei mai più ascoltare in vita mia.  E ci chiedono di dimenticare…Non possiamo voltare pagina come ci impongono! Se vogliamo delle garanzia che tutto ciò non si ripeta non possiamo accettare l’amnesia a cui ci obbligano. Vogliamo sapere. Che è successo negli anni 90, perché si è arrivati a quel grado di violenza e perché oggi ci vogliono far dimenticare quegli anni come se non fosse successo nulla?

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