Passpartù 19: Finalmente liberi

In quattro giorni, a Lampedusa sono sbarcate oltre cinquemila persone di orgine tunisina. In questa puntata di Passpartù cercheremo di fare una fotografia di quello che sta accadendo in questi giorni, attraverso le voci di chi sta in Tunisia e sto assistendo alle partenze, di chi invece li vede arrivare a Lampedusa
e di chi infine ci sta condividendo la stessa stanza all’interno dei centri di identificazione ed espulsione.

Con la fine della dittatura di Ben Alì è crollato anche il sistema di controllo di frontiera, che rendeva praticamente impossibile partire dalle coste tunisine. In questi anni infatti i migranti che tentavano di lasciare il paese maghrebino, finivano spesso nelle mani delle forze dell’ordine, che procedevano con l’arresto e l’internamento. Crollata la frontiera, migliaia di persone si sono riversate sulle coste tunisine alla volta dell’Europa. Prima tappa, Lampedusa. Secondo fonti ufficiali, gli arrivi sono stati più di cinquemila in soli quattro giorni. Zarzis è una delle città di partenza dei migranti: il porto tunisino si trova a circa venti chilometri dalla frontiera con la Libia e si affaccia sul Canale di Sicilia, come Sfax, l’altro porto di partenza. Secondo Mohsen Lihidheb, postino di Zarzis e artista, c’è chi sta guadagnando da queste partenze: “Gli accordi firmati tra la dittatura di Ben Ali e l’Italia, in questi giorni non sono più rispettati, per cui la gente che per tanti anni non poteva muoversi approffita della libertà per andare dove vuole. Intanto, c’è chi ha ben capito che tutto questo movimento di persone rappresenta un affare e si è sviluppato un business”. Intanto le motovedette delle autorità tunisine si sono messe in moto per impedire ai giovani di lasciare il loro paese. Una di queste motovedette ha speronato una barca carica di persone a Sfax, causando circa trenta morti. Mentre altri corpi sono stati trovati senza vita su dei gommoni alla deriva.

Nonostante le allarmistiche dichiarazioni del nostro Ministro dell’interno Roberto Maroni, che ha parlato di una situazione simile a quella della caduta del muro di Berlino, ha prospettato l’invio di militari italiani in Tunisia e ha invocato un aiuto immediato dell’Unione Europea per pattugliare a largo delle coste e controllare i flussi, in queste ultime ore la situazione sembra essersi placata. Non ci sono sbarchi e i trasferimenti negli altri centri del territorio nazionale sono diminuiti. Dopo un momento di titubanza, il governo ha deciso di riaprire il centro di accoglienza di Lampedusa, chiuso dal 2009 e rimesso in funzione in queste ore per venire incontro all’emergenza. Il centro ha circa 800 posti, mentre sull’isola al momento ci sono più di 2000 persone. Molti sono costretti ad accamparsi e a dormire all’addiaccio ma l’atmosfera è felice. “Questa volta non ci rimanderanno indietro”, dicono in molti. Se è vero che nelle ultime ore non ci sono stati nuovi sbarchi, è pur vero che il futuro è incerto e nessuno sa cosa potrà accadere nei prossimi giorni. Potrebbero continuare ad arrivare altre persone ed è necessario che l’Italia si prepari ad accoglierle, così come è necessario che si trovi una sistemazione per i cinquemila che sono arrivati in questi giorni. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza umanitaria annunciando che darà alla Protezione Civile un mandato affinchè “prenda le misure necessarie per controllare il fenomeno ed assistere ai cittadini che arrivano dai paesi nordafricani”. Ma come si sta gestendo in questi giorni il fenomeno? Dall’isola di Lampedusa centinaia di persone sono state trasferite nei centri di identificazione ed espulsione dislocati nel paese. Gradisca d’Isonzo, Torino, Bari, Brindisi: queste sono solo alcune delle città che stanno ospitando all’interno dei loro centri i tunisini in arrivo da Lampedusa. Nei centri di identificazione ed espusione la situazione si sta scaldando. I reclusi che già denunciavano condizioni di vita inumane, sovraffollamento, cibo cattivo. ora con l’arrivo di queste persone hanno alzato il tono delle proteste. A Torino, per far spazio ai nuovi arrivi sono state fatte uscire tutte le recluse della sezione femminile, con grande disappunto degli altri reclusi. Richieste di soccorso e scioperi vengono anche dai Cie di Bari e di Gradisca d’Isonzo, dove in almeno due blocchi sono stati bruciati dei materassi. “Deve essere assolutamente evitato di rinchiudere i richiedenti asilo nei Cie, oggi autentiche polveriere pronte ad esplodere” è l’appello dell’Asgi, che invoca invece poltiche di accoglienza adeguate e percorsi di inserimento nel mondo del lavoro. Secondo l’Asgi le migliaia di migranti arrivati in questi giorni a Lampedusa costituiscono l’evidenza del fallimento delle politiche di esternalizzazione dei controlli di frontiera con le quali l’Italia si è proposta all’Europa come mediatrice. In Tunisia infatti il controllo poliziesco avveniva anche in collaborazione con le autorità italiane, che insieme a quelle tunisine avevano in passato effettuato rispingimenti in mare, una collaborazione che i nostri ministri Frattini e Maroni stanno in questi giorni cercando di riattivare con i nuovi interlocutori a Tunisi.

Ospiti della puntata: Annalisa, Christian, Mohsen Lihidheb, Fulvio Vassallo Paleologo
In redazione: Andrea Cocco
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati e Elise Melot

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