Egitto: Mubarak resta, parte l’assedio pacifico ai palazzi.

E’ stata una notte concitata quella tra il 10 e l’ 11 febbraio, quando la piazza era in attesa di un annunciato discorso d’ addio del presidente Hosni Mubarak. Invece il faraone ha stupito di nuovo tutti, ribadendo che manterrà la presidenza fino a fine mandato e che resterà in Egitto. Mubarak ha annunciato la riforma di 6 articoli della costituzione e la prossima fine delle leggi d’ emergenza (in vigore da 30 anni), ha rifiutato tutte le “ingerenze esterne” ed ha delegato gran parte dei suoi poteri al vicepresidente Omar Sulaiman che dovrà guidare la “transizione pacifica ed ordinata” grazie al dialogo con le opposizioni avviato nei giorni scorsi. Prima che il discorso fosse finito la piazza ha gridato la sua delusione e rabbia ed a stretto giro è arrivato il discorso di Sulaiman che ha nuovamente invitato i manifestanti a tornare a casa.  Stamane invece si sono riversati nelle strade milioni di egiziani nella gran parte delle province del paese, dopo le preghiere del venerdì dalle piazze si sono mossi in manifestazioni verso i palazzi del potere che ora sono cinti d’assedio sotto lo sguardo dell’esercito che non interviene. Per il momento tutte le manifestazioni sono pacifiche e non si segnalano atti di vandalismo. I giornalisti della televisione di stato, che mentre scriviamo trasmette una partita di calcio, sono assediati nella loro sede e non possono entrare o uscire dal pomeriggio di ieri. La BBC ed Al Arabia sostengono che la famiglia Mubarak avrebbe lasciato il Cairo alla volta di Sharm Al Shaikh.  Sempre nel pomeriggio di ieri il consiglio superiore delle forze armate egiziane, assente ingiustificato Mubarak, hanno diffuso il “comunicato numero uno” in cui si è fatto garante della fase di transizione ed ha confermato la legittimità delle richieste del popolo. Le manifestazioni di oggi costringeranno sicuramente i militari ad uscire dall’ ambiguità e schierarsi con o contro il regime, non limitandosi più ad un ruolo di controllo.

Dalle dichiarazioni dell’ ex direttore dei servizi segreti militari egiziani ad Al Jazeera ed a quelle di Washington si intuisce che Mubarak aveva probabilmente deciso di dimmettersi ieri salvo poi cambiare idea all’ ultimo momento, probabilmente nel suo discorso Omar Sulaiman avrebbe dovuto annunciare la sua presidenza ad interim.  Il passo del discorso di Mubarak in cui il presidente parla di “ingerenze esterne” probabilmente fà riferimento alle pressioni statunitensi e le dichiarazionid i Obama dopo il discorso testimoniano la delusione dell’ amministrazione americana che evidentemente cerca di spingere verso una soluzione che veda un nuovo “governo amico” al Cairo, un governo che continui a difendere i loro interessi come ha fatto Mubarak negli scorsi 30 anni e che rispetti gli accordi di Camp David con Israele. Dalle numerose interviste raccolte da Al Jazeera pare chiaro che la piazza non accetterà alcuna riforma costituzionale, si vuole una nuova costituzione, e che gli egiziani continuano ad avere una grande fiducia nell’esercito che, secondo molti, nel momento critico si schiererà con il popolo. Dal canto suo El Baradei ha dichiarato che il discorso di Mubarak ha portato l’Egitto sull’orlo dell’esplosione e si è quindi rivolto anche lui all’esercito perchè “protegga la nazione”. Dalle forze armate in realtà vengono segnali contrastanti: se da una parte non ci sono interventi contro i manifestanti e molti comandanti si sono uniti o simpatizzano con le proteste, sembra invece che le alte gerarchie siano orientate a proteggere la transizione guidata da Sulaiman. La situazione resta molto fluida, le notizie si inseguono di minuto in minuto e su twitter gli aggiornamenti si susseguono al ritmo di 20 nuovi tweet al secondo. Tra i messaggi lasciati dagli egiziani si leggono rabbia, analisi della situazione, canzoni e poesie dedicate alla rivoluzione. Un gruppo di attivisti ha fatto una stima secondo cui Mubarak avrebbe sottratto al paese risorse equivalenti a 260 dollari per ciascuno degli 85 milioni di cittadini egiziani, altri continuano a sottolineare che la rivoluzione non cerca di instaurare un regime islamico nel paese ma che i Fratelli Musulmani sono una forza politica che ha il diritto di partecipare al processo democratico che nascerà alla fine di questa rivolta. Per sapere come andrà a finire non resta che stare sintonizzati sui tanti media internazionali che stanno facendo lunghe dirette, seguire i gruppi Facebook e Twitter che stanno raccontando questa che è la rivoluzione più mediatizzata e raccontata della storia.

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