Contro il piano nomadi: Rom e gadgè invadono il Campidoglio

“Di sgombero si muore”. “No al piano nomadi”. “I campi non danno nessun futuro ai bambini”. Il 10 febbraio erano in centinaia di fronte al Campidoglio a sventolare cartelli e striscioni contro le politiche del Comune di Roma. “Basta con questa storia del nomadismo” spiegavano i manifestanti, quasi tutti di origine rom e sinti “noi vogliamo una casa e una vita normale, come tutti”.
Il presidio, promosso da un vasto numero di associazioni per i diritti di rom e sinti, è stato organizzato a quattro giorni dal rogo in uno dei campi nomadi della capitale che ha portato alla morte di quattro bambini. “Questa tragedia” spiega Maricica, una delle manifestanti “poteva accadere a chiunque vive in un campo nomadi. Non abbiamo riscaldamenti e per scaldarci siamo costretti a usare delle stufe. Basta una minima distrazione per produrre un incendio”. Maricica vive al Metropoliz, un’occupazione alla periferia di Roma. Non c’è elettricità e la mattina, quando deve preparare i bambini per portarli a scuola, si fa luce con delle candele.
Alla manifestazione partecipavano anche gli abitanti dell’ex-Casilino 900, oggi sparpagliati in diversi campi della città. “Dicono che vogliono levarci i bambini e portarli ai servizi sociali” dice una donna che dal Casilino è stata trasferita in un centro accoglienza a Tor Sapienza “a me questo non potrà mai accadere, se ci provano scateno la fine del mondo”. “Quando siamo stati sgomberati dal Casilino 900 il Comune ci aveva promesso case e lavoro. Di questo oggi non abbiamo visto niente”.
Critiche e denunce arrivano poi nei confronti del piano nomadi del Comune di Roma. “Neanche era stato spento il rogo che il sindaco della Capitale si era già permesso di alzare la voce per avere ancora più soldi e poteri speciali al fine di mettere in mezzo alla strada, o in invivibili container, centinaia di persone “colpevoli” di essere rom” hanno scritto le associazioni in un comunicato stampa “al sindaco non sono bastati due anni di poteri speciali, i 30 milioni di euro pubblici stanziati annualmente per “l’emergenza”, la videosorveglianza h24, gli inutili censimenti, le campagne elettorali incentrate sull’intolleranza e i campi-lager fuori dal GRA. Vuole di più! Cerca ulteriori consensi per perpetrare politiche discriminatorie, per allestire nuove tendopoli e campi attrezzati invece che lavorare all’unica soluzione degna possibile: una casa anche per i rom.
L’atteggiamento dell’amministrazione Alemanno è grottesco, oltre che pericoloso”.
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