Algeria: la rivolta è alla porta

Migliaia di algerini sono pronti a scendere in piazza nonostante il divieto imposto dal governo. Sabato 12 febbraio ad Algeri e in diverse altre città del paese sono previste manifestazioni e cortei per chiedere la fine delle misure autoritarie imposte dal regime di Bouteflika, al potere dal 1999. Una protesta che sulla scia delle notizie che giungono dall’Egitto potrebbe trasfrormarsi in un nuovo fronte di aperta rivolta. Dall’inizio dell’anno, parallelamente alle manifestazioni tunisine, il malcontento popolare è uscito allo scoperto con una serie di scioperi e manifestazioni represse duramente dalle autorità. A gennaio le prosteste contro il carovita e la disoccupazione hanno già fatto 5 morti e diverse centinaia di feriti. “Il muro della paura si sta sgretolando” ha raccontato un giornalista del quotidiano algerino El Watan al settimanale francese L’Hebdo. “Il contesto internazionale è ideale perché il popolo si rivolti. Dopo la caduta di Ben Alì in Tunisia il treno è in marcia e sarà difficile fermarlo”.
In vista della manifestazione di domani, le forze di sicurezza algerine sono in stato di massima allerta. Secondo il quotidiano Al-Khabar circa 30.000 agenti sarebbero stato spostati dalle zone rurali alla capitale per fronteggiare i manifestanti. A questi si aggiungerebbero le forze già presenti ad Algeri. L’obiettivo è quello di impedire il corteo, circondando preventivamente la Piazza del 1° maggio, dove è stato dato l’appuntamento. Nei giorni scorsi la polizia ha arrestato invece 5 esponenti della Lega Algerina per i diritti umani di Orano, dove è prevista una manifestazione in contemporanea a quella di Algeri. Misure che non scalfiscono la determinazione del Comitato nazionale per il Cambiamento e la Democrazia (CNCD), rete che raggruppa associazioni per i diritti umani, comitati di disoccupati e personalità dell’opposizione e che è il principale promotore del corteo di domani. Sabato il CNCD si attende una grande partecipazione, anche a seguito dei molteplici scioperi e malcontenti che si sono registrati in queste ultime settimane in Algeria. Dal personale medico, agli insegnanti, agli impiegati di banca, varie categorie sono in stato di agitazione per protestare contro la mancanza di sbocchi e contro un sistema autoritario diventato insopportabile.
Tra le principali richieste che verranno portate il 12 in piazza c’è la fine dello Stato d’Urgenza che è in vigore da oltre un decennio e che proibisce manifestazioni e proteste.
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