Bari: L’appello dei reclusi isolati dal mondo

“Nessun nostro diritto è rispettato. Non abbiamo niente qui dentro. Ci hanno sequestrato tutto, anche le penne per scrivere. Non abbiamo neanche gli orologi. Vi prego, aiutateci, perchè da qui nessuno ci ascolta”. E’ l’appello disperato di Mnasser Hassen, uno dei giovani reclusi nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Bari che dal 7 febbraio hanno iniziato in sciopero della fame.

 “Siamo in circa 150 persone. Nessuno sa cosa ne sarà del suo futuro” continua  Hassen “qui siamo completamente isolati dal mondo. Ci son tre muri: uno di vetro, uno di ferro e uno di cemento. N La libertà qua dentro non si vede neanche dalla finestra. Non sappiamo cosa accade fuori e nessuno ascolta le nostre richieste. Ci hanno tolto i cellulari con le telecamere, perchè non vogliono che facciamo vedere in giro le immagini di questo posto. Qua ci sono anche persone con passaporto e permesso di soggiorno in regola, che vengono trattenute per accertamenti e passano mesi in questo schifo. E’ da impazzire”.  

Un altro recluso, di origine egiziana, racconta la sua storia: dopo tre anni e dieci mesi di carcere, era uscito per buona condotta. La prefettura di Bari, come previsto dalla direttiva rimpatri, gli aveva imposto il rimpatrio volontario, da effettuarsi entro trenta giorni, ma la polizia lo ha condotto direttamente nel centro di identificazione ed espulsione. “Non ho avuto neanche il tempo di prendermi un caffè, neanche un’ora di libertà. La legge italiana non viene rispettata qua dentro”. “Sarebbe bello risentire questa intervista che ci avete fatto, o leggerci l’articolo, ma non abbiamo la possibilità di accedere a internet. Qua siamo tagliati fuori da tutto” conclude uno degli scioperanti.

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