“TAV” israeliana: signor Pizzarotti si ritiri!

è ai blocchi di partenza la campagna di pressione sulla Pizzarotti  per indurre l’ impresa di Parma a ritirarsi dal progetto della ferrovia A1, la linea ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme che attraverserà i Territori Palestinesi Occupati. I 6,5 km di ferrovia che passeranno in Cisgiordania porteranno all’ annessione de facto l’enclave di Latrun ed aggraveranno le condizioni di vita delle comunità palestinesi di Beit Iksa e Beit Surik, paesini già quasi interamente circondati dal “muro di separazione” e che già hanno subito ingenti espropriazioni dei loro terreni agricoli.
La ditta di Paolo Pizzarotti ha un ruolo fondamentale in questo progetto che non sarebbe realizzabile senza l’apporto di aziende straniere. L’ impresa italiana si dovrebbe occupare della costruzione della sezione C di questa infrastruttura, in particolare della realizzazione di un tunnel di oltre 11 km, il più lungo del Medio Oriente, che passerà proprio in prossimità dei villaggi palestinesi devastandone il territorio e l’ambiente.

Contro questo progetto sono già partite campagne di boicottaggio e pressione anche in altri paesi, ad esempio in Germania contro Deutsche Bahn, la compagnia ferroviaria  statale tedesca che è sotto i riflettori degli attivisti per aver fornito consulenze alla fase di progettazione della nuova linea israeliana.  La campagna italiana, di cui la nostra agenzia è tra i promotori, chiede alla Pizzarotti di ritirarsi dal progetto in ottemperanza al diritto internazionale ed al suo stesso codice etico che enfatizza il rispetto dei diritti umani e le buone relazioni con le comunità locali toccate dai suoi progetti infrastrutturali. In caso contrario, chiede ai committenti istituzionali e non (la Pizzarotti ha molti cantieri ed è in corsa in vari appalti in Italia ed all’ estero) di non affidare nuove commesse all’ impresa di Parma e rescindere i contratti già stipulati . Per i cittadini la richiesta è di fare la loro parte manifestando il loro dissenso alla Pizzarotti e con azioni concrete come la chiusura dei propri conti correnti dalle banche che finanziano le opere dell’ impresa parmense.

La speranza che questa campagna possa raggiungere il suo risultato è legata al fatto che nel tratto affidato alla Pizzarotti i lavori sono ancora in fase preliminare, il che vuol dire che la perdita economica sarebbe contenuta. Incoraggiante anche il precedente della Veolia:  la ditta francese si è infatti ritirata dalla costruzione della ferrovia urbana di Gerusalemme, un progetto con criticità simili alla linea A1, dopo le insistenti pressioni degli attivisti, la perdita di commesse sopratutto nei paesi arabi e l’avvio di numerosi procedimenti legali che hanno determinato perdite economiche considerevoli.

La vicenda della “TAV” israeliana è stata già oggetto della nona puntata di Babush: “Ferrovie coloniali“, le novità intervenute dopo la pubblicazione del nostro approfondimento sono inanzitutto la sentenza della Corte Suprema Israeliana che conferma sostanzialmente le perplessità sulla legalità in base al diritto internazionale di questo progetto: la linea A1 è a beneficio esclusivo della popolazione israeliana e non è possibile ad una potenza occupante modificare il territorio sotto occupazione se non a beneficio della popolazione locale. In base a questo principio il 14 gennaio la Corte ha bloccato per 21 giorni le espropriazioni disposte dall’ Israeli Civil Administration sulle terre di Beit Iksa.  A dicembre invece era arrivata un altra conferma del fatto che il governo israeliano stia consapevolmente violando la legalità internazionale grazie all’imprudente dichiarazione del ministro dell’ ambiente israeliano Gil’ad Ardan che ha candidamente ammesso ai microfoni di Channel 7:
“Le notizie inerenti una nuova linea ferroviaria tra Ramallah e Gaza attraverso l’aeroporto Ben Gurion erano premature… Questo progetto non si realizzerà in tempi brevi, si tratta solo di un accorgimento legaleche ha consentito l’espropriazione di terre oltre la linea verde per le esigenze del treno tra Tel Aviv e Gerusalemme”.

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