Roma: La morte dei bambini rom e la responsabilità del comune

Domenica 6 febbraio 2010, 4 bambini, di 3, 5, 7 e 9 anni sono morti a Roma nel rogo della baracca dove dormivano. L’incendio è scoppiato alle 21, quando i genitori dei quattro fratelli deceduti, di origine rom, si erano allontanati per fare la spesa. I genitori sono stati denunciati per abbandono di minori alla polizia.

In un comunicato stampa, l’associazione 21 luglio – che monitora le condizioni di vità dei rom sgomberati per via del piano nomadi del comune di Roma e che il 15 febbraio renderà pubblico all’auditorium dell’UNICEF un report sullo sgombero del Casilino 900 – sottolinea il fatto che la famiglia vittima del rogo è stata in passato sgomberata più volte senza che le istituzioni gli avessero proposto una sistemazione alternativa. Più volte, negli ultimi mesi, l’associazione ha chiesto al comune di porre fine agli sgomberi, perché “non prevedevano una reale soluzione alternativa, cosi’ come richiesto dalle convenzioni internazionali” dal momento che durante questi sgomberi “sono stati sistematicamente violati i diritti dei minori all’abitazione, all’integrità personale, alla salute, all’istruzione, nonché il divieto di discriminazione sancito dalla Convenzione Internazionale di New York sui diritti dell’infanzia”.
Alla luce delle ricerche effettuate dall’associazione 21 luglio in diversi campi della capitale sull’applicazione del piano nomadi “il rogo è una conseguenza – diretta o indiretta – delle politiche adottate dalle autorità locali”, per questo l’ong chiede le demissioni dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso, e del soggetto attuatore del Piano Nomadi Angelo Scozzafava.

Leggi il comunicato stampa dell’Associazione 21 Luglio

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