Passpartù 18: le espulsioni, l’Europa e l’Italia

Il 24 dicembre 2010 è scaduto il termine per il recepimento della direttiva rimpatri da parte dei paesi membri e quindi, come previsto dall’ordinamento dell’Unione europea, la direttiva è diventata direttamente applicabile. Così, anche nelle nazioni dove fino ad oggi si sono seguite le norme interne, da oggi automaticamente ci si dovrà attenere alla norma europea.

L’Italia è uno di quei paesi che ancora non aveva recepito la direttiva e oggi molte associazioni che lavorano per i diritti dei migranti stanno facendo pressione affinchè questo avvenga. Ma facciamo un salto indietro: torniamo al 2008, quando è stata approvata la direttiva. Allora il provvedimento fu molto criticato, tant’è che venne soprannominato “direttiva della vergogna”. Due, in particolar modo, erano i punti critici: la possibilità di trattenere nei Centri di identificazione ed espulsione le persone fino a sei mesi, prorogabili a diciotto mesi; e poi la possibilità di espellere anche i minori. In Italia però si capì sin da subito che la direttiva avrebbe migliorato, per alcuni versi, la situazione, soprattutto perchè prevedeva di non procedere in prima battuta all’ espulsione dell’irregolare, prevedendo invece che la persona si allontanasse volontariamente dal territorio nazionale. Invece secondo la nostra legge, la Bossi-Fini, se una persona è colta senza documenti, si verifica la possibilità di effettuare il rimpatrio immediato, se per qualche motivo non esiste questa possibilità, si procede con la detenzione in un Cie e la successiva espulsione entro 180 giorni, se infine anche i cie sono pieni il questore obbliga la persona ad allontanarsi entro cinque giorni, il mancato ottemperamento a questo ordine comporta l’immediato arresto, il processo per direttissima e la condanna che può arrivare fino a quattro anni di carcere. Con la direttiva questo processo si interrompe, prevedendo in prima istanza, nel momento in cui l’irregolare è colto in flagrante, l’invito ad andarsene in un tempo che va dai sette ai trenta giorni.

Dal 24 dicembre 2010 è illeggittima l’espulsione della persona senza documenti fatta in prima battuta, con accompagnamento o con eventuale reclusione nei Cie. Alcune procure si sono già mosse in questo senso, come procura di Firenze, di Brescia e di Roma, dove la procura ha chiesto alle forze di polizia di non arrestare i migranti che, colpiti da ordine di espulsione, non abbiano ottemperato alla sanzione entro i cinque giorni previsti dall’articolo 14 della legge Bossi-Fini. La procura ha invece chiesto ai magistrati di archiviare i processi penali in corso per lo stesso motivo. L’applicazione della normativa europea potrà avere quindi degli effetti positivi per tanti stranieri. Prendiamo l’esempio dei migranti esclusi della sanatoria del 2009, come gli scioperanti della gru a Brescia: chi ha visto respingere la sua domanda perchè è stato condannato in passato per non ottemperanza ad un ordine di allontanamento potrà chiedere un riaseme della sua richiesta. Secondo l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), ci sono altri vantaggi sottesi all’applicazione della direttiva, in particolar modo l’istituzione di una premialità per lo straniero che si allontana spontaneamente dal territorio nazionale, che potrà rientrare nel nostro paese, senza il divieto di reingresso per dieci anni che colpisce chi oggi viene espulso dall’Italia.

Oggi in Italia il migrante che non ottempera all’ordine di allontanarsi rischia sino a quattro anni di carcere. Nelle carceri italiane, su un totale di 68 000 detenuti, 25 000 sono stranieri e 5000 di loro scontano una pena per reato legato alla loro posizione di clandestinità. Secondo il nostro interlocutore, Francesco Morelli, direttore della rivista Ristretti Orizzonti, l’80% degli stranieri incarcerati sono stati condannati per reati di droga. In questi giorni invece, alcuni stranieri, incarcerati per mancanza di ottemperanza ad un ordine di allontanamento, il reato previsto dalla Bossi-Fini ed ora non più valido a causa della direttiva europea, potrebbero essere rilasciati, a seconda delle decisioni prese dalle procure. Anche se dopo l’uscita dal carcere, grazie ai meandri dell’amministrazione, lo straniero non viene espulso dal territorio, sembra molto difficile, per chi è passato per la casella “carcere”, reinserirsi nella società, come invece sarebbe lo scopo ufficiale delle condanne alla galera. Anzi, chi è rinviato nel suo paese sconta veramente quel che possiamo chiamare una “doppia-pena”: prima il carcere e poi l’espulsione.

Ospiti della puntata:
Emilio Santoro, docente di filosofia e sociologia del diritto all’Università di Firenze e fondatore di Altro Diritto
Sergio Pezzucchi, avvocato dell’associazione Diritti per tutti
Guido Savio, avvocato dell’Asgi
Francesco Morelli, direttore della rivista Ristretti Orizzonti

Passpartù è un programa a cura di Marzia Coronati ed Elise Melot

La nostra mail: passpartu@amisnet.org

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