Normativa sui rimpatri: Italia vs Europa

E’ scaduto il 24 dicembre 2010 il termine per recipire la cosiddetta “direttiva rimpatri”. Secondo la norma europea il rimpatrio dello straniero non in regola deve avvenire in modo “volontario” e la clandestinità non può essere punita con la detenzione. L’Italia ancora non ha recepito la direttiva, ma continua ad applicare un sistema in netto contrasto con quello europeo. E per aggirare i ricorsi contro i decreti di espulsione, prefetti e questori dichiarano che lo straniero è pericoloso per la sicurezza pubblica.
“Il sistema espulsivo italiano si costruisce tramite una previsione assoluta di esecuzione immediata e coattiva dell’espulsione, mentre il sistema delineato dalla direttiva europea previlegia la cosiddetta partenza volontaria, prevedendo un termine tra i 7 e i 30 giorni per lasciare il territorio nazionale e non prevedendo un divieto successivo di reingresso, come accade oggi in Italia” spiega Guido Savio, avvocato dell’Associazione giuridica studi sul’immigrazione (Asgi).
Ulteriori differenze riguardano le modalità di esecuzione dell’espulsione: mentre nel nostro ordinamento, laddove non sia possibile effettuare immediatamente l’espulsione, l’unica alternativa è la permanenza in un centro di identificazione e di espulsione, nella direttiva europea invece si applicano misure meno gravose, come  l’obbligo di presentazione alla polizia o la consegna del passaporto.
La direttiva europea, entrata in vigore il 13 gennaio 2009, prevedeva un termine di due anni con cui gli stati membri avrebbero dovuto recepirla ne loro ordinamento. Il 24 dicembre 2010 il termine è scaduto e solo dieci (Slovacchia, Belgio, Spagna, Portogallo, Lituania, Estonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Svezia) dei 27 stati membri ne hanno dato attuazione. L’Italia è uno dei paesi che non ha dato attuazione alla direttiva, ma una settimana prima della scadenza il Ministero dell’Interno si è limitato a diramare una circolare che, secondo l’avvocato dell’Asgi, “ha dichiaratamente lo scopo di neutralizzare gli effetti dei ricorsi, dicendo a prefetti e questori di emettere decreti di espulsione in cui si ritenga che le persone da espellere siano pericolose per la sicurezza pubblica per cui non si può fare altrimenti se non disporre il trattenimento, perchè questo la direttiva lo consente”.  “Io credo però che prossimamente arriverà un decreto legge di recepimento della direttiva” ha concluso Guido Savio.
In questi giorni l’Asgi sta facendo una serie di seminari sull’argomento, il prossimo si terrà a Milano il 7 febbraio.
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