Regolarizzazioni, in centinaia di migliaia appesi a un click

Circa 300.000 domande nella sola giornata di ieri, di cui oltre 200.000 per colf e badanti e più di 80.000 per lavoratori subordinati: questi i dati relativi al primo click-day, riguardante 52.080 posti di lavoro per gli extracomuntari provenienti da paesi che hanno sottoscritto accordi di cooperazione con l’Italia.
Il maggior numero di richieste arriva dai cittadini del Bangladesh, con 48.000 domande inviate tramite internet. Queste andranno poi alla direzione provinciale del lavoro e alle questure, per passare successivamente allo sportello unico per l’immigrazione, incaricato di rilasciare il nulla osta ai datori di lavoro. Ma quella che dovrebbe essere una buona occasione per entrare regolarmente nel mondo del lavoro, in una nazione nella quale gli immigrati risiedono ormai da anni, in realtà non semplifica la via verso l’occupazione: a partire dal modo di inoltrare la propria richiesta, fondato sulla rapidità nel cliccare una volta dato inizio all’invio delle domande alle 8 del mattino, nelle giornate del 31 gennaio e 2-3 febbraio. “E’ possibile ammettere che la vita dei cittadini stranieri sia appesa alla velocità di un click? Riteniamo che sia un meccanismo inaccettabile e assolutamente distante dalla realtà”, ha commentato il presidente della Naga, Pietro Massarotto, associazione che ogni giorno riceve cittadini stranieri che vorrebbero regolarizzare la loro condizione lavorativa nel nostro paese, insieme agli stessi datori di lavoro. Peccato che in Italia non esistano ancora vere e proprie modalità di regolarizzazione, e come racconta Luciano Ghio, operatore Naga, “se vuoi regolarizzare, se vuoi sanare il bisogno di manodopera che esiste oggi in Italia, l’unica soluzione sarebbe una sanatoria con dei vincoli seri e rigidi che dia la possibilità al datore di lavoro di regolarizzare conformemente alla sua tipologia di mercato”.

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