Egitto, Algeria, Tunisia: basta armi italiane

“Sospendere ogni forma di cooperazione militare con Algeria, Egitto e Tunisia”, in linea con il divieto, sancito dalla legge 185/90, di esportare armi a paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. La Rete italiana per il Disarmo, che raggruppa oltre 30 organizzazioni, si rivolge direttamente al governo e al parlamento per chiedere una moratoria all’esportazione di armi italiane nei paesi arabi attraversati da violenze e tensioni politiche. A partire dallo scorso dicembre sono oltre 300 le persone uccise nel corso delle rivolta tunisina e algerina prima e di quella egiziana poi, mentre in altri paesi del mondo arabo, forze di polizia ed eserciti sono in stato d’allarme per scongiurare il dilagare di manifestazioni anti governative. “Una situazione altamente drammatica e conflittuale”, sottolinea la Rete, che insieme alla Tavola per la Pace denuncia l’incredibile crescita dell’export italiano di armi e in particolare di quelle di piccolo taglio, “le più pericolose in caso di conflitti interni”. Nell’ultimo anno le esportazioni militari italiane sono aumentate del 60 per cento e i clienti preferiti dalle aziende italiane sono proprio i paesi dove ci sono maggiori tensioni. All’Egitto, solo nel 2008, sono state vendute armi per un valore di 34 milioni di euro, mentre per il biennio 2008-2009 sono state autorizzate vendite per 44 milioni. Ma è con l’Algeria che si registrano le commesse più fruttuose, come quella siglata lo scorso anno dal ministro Frattini e che prevede la fornitura di 30 elicotteri Mangusta per un valore di 460 milioni di euro. Somma a cui potrebbero aggiungersi altri 85 elicotteri e relativi 2,5 miliardi di euro. Secondo i dati ufficiali, sottolinea la Rete, nel biennio 2008-2009 all’Algeria sono state consegnate armi per 62 milioni di euro e sono stati autorizzati contratti per un importo di 786 milioni. Nel paese, dove il 12 febbraio è prevista una grande manifestazione, continua a vigere del resto lo stato d’emergenza decretato negli anni ’90. “Dobbiamo scongiurare un nuovo bagno di sangue” ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola per la Pace. “Diciamo basta alle armi e alle connivenze che ne derivano.” Nel frattempo in Francia è già esploso il caso per la fornitura dei lacrimogeni e materiali anti sommossa, che sarebbero stati inviati in soccorso al regime di Ben Alì nel corso degli scontri più duri contro il popolo tunisino.

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