Albania: nel silenzio dell’Ue la tensione sale

Il silenzio dell’Unione europea sull’Albania rischia di aggravare la crisi esplosa lo scorso 21 gennaio con l’uccisione di tre manifestanti. Deciso a non cedere il premier Berisha ha rafforzato le misure di controllo nei confronti della magistratura dei giornalisti e dell’opposizione. “Berisha” racconta al telefono la giornalista Marjola Rukaj “si è praticamente impossessato di tutti i poteri e si trova solo contro tutti”. Difficile indovinare gli scenari di una crisi che evolve di ora in ora. Quello che è sicuro, sottolina, è che la situazione albanese rischia di allargarsi ai paesi limitrofi in un’escalation balcanica. Osteggiato in Albania, Berisha può infatti contare sull’appoggio dei nazionalisti albanesi in Kosovo e in Macedonia, dove le comunità albanesi si sono già mobilitate a sostegno del premier di Tirana. A Pristina già nei giorni scorsi si stavano organizzando dei pulman per portare i sostenitori di Berisha in Albania, mentre in Macedonia le organizzazioni albanesi hanno realizzato spot televisivi a sostegno del governo di Tirana.

Da parte sua, l’opposizione albanese, dopo aver pacificamente reso omaggio alle vittime con la manifestazione di venerdì scorso, ha annunciato una nuova manifestazione di protesta, il 4 febbraio.

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