Honduras: violenze di clima

Se venisse approvato, rischierebbe di diventare una delle più macroscopiche violazioni foraggiate dai meccanismi di mercato del Protocollo di Kyoto. A metà febbraio la vasta coltivazione di palma da olio gestita dalla società Exportadora Atlantico in Honduras dovrà essere esaminata dall’Executive Board dello UNFCCC, l’organo delle Nazioni Unite che si occupa dei cambiamenti climatici. E in caso di parere positivo potrebbe trasformarsi in centinania di migliaia di crediti di carbonio rivendibili sui mercati internazionali della CO2, le cosiddette borse del fumo dove gli stati o le aziende possono comprare i titoli che danno diritto ad inquinare oltre i limiti stabiliti. Situata nella regione del Bajo Aguan, la coltivazione di Exportadora Atlantico è al centro però di pesanti denunce per violazioni dei diritti umani. Negli anni novanta il terreno su cui si ergono oggi le palme, fu sottratto con la forza alle popolazioni locali dalla famiglia Barjum, uno dei clan più potenti in Honduras. Il furto generò forti proteste da parte delle associazioni contadine e delle organizzazioni per i diritti umani e nel giugno del 2009 il presidente Manuel Zelaya convinse i proprietari a firmare un accordo in cui si stabiliva l’avvio di indagini formali per accertare eventuali abusi. L’accordo tuttavia che non sarebbe mai stato applicato visto che lo stesso Zelaya fu esautorato pochi mesi più tardi dal colpo di stato militare. Le conseguenze del golpe militare sono state immediate e l’intera regione del Bajo Aguan si è trasformata in una delle zone più militarizzate dell’Honduras, con la presenza, a fianco all’esercito, di gruppi paramilitari finanziati dai proprietari terrieri. Proprio per mettere a tacere le proteste sorte sui possedimenti della Exportadora Atlantico 16 esponenti dei movimenti contadini della regione sarebbero stati assassinati, mentre molti altri sarebbero stati cacciati dalle terre. Anche l’uccisione, lo scorso 15 novembre, di 5 contadini della regione, sarebbe da imputare ai paramilitari al soldo della famiglia Barjum. Oltre alle violazioni, il progetto che lo UNFCCC dovrà esaminare, desta perplessità anche dal punto di vista ambientale. Secondo diverse ONG che hanno esaminato il caso, la coltivazione di palma da olio non porterà a nessuna concreta riduzione della CO2. Un motivo in più per chiedere allo UNFCCC di respingere con decisione il progetto e al governo britannico, che si è già interesato all’acquisto dei crediti, di tornare sui suoi passi.

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