Egitto: tutto quel che c’è da sapere sul “Venerdì di rabbia”

Oggi è il “Venerdì di rabbia”, una giornata di mobilitazione  chre ha avuto inizio in corrispondenza dell’ uscita dalle moschee dei fedeli riuniti per la preghiera del venerdì ma che è partita anche dalle chiese, circolavano i nomi di almeno 30 luoghi di culto indicati come punti di partenza dei cortei.
Dal blog “Italianista Arabo” di Muhammad Abdel Kader, un articolo che aiuta a capire le ragioni dei giovani egiziani e lo spirito della protesta che sta attraversando il paese delle piramidi ormai da 4 giorni.
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Scrivo nella mattina di venerdì, 28 gennaio 2011.
Oggi è una bella giornata, per me e per tutti gli egiziani. Dopo la preghiera del venerdì, ci saranno manifestazioni con migliaia di persone in tutte le città dell’Egitto e in testa al Cairo, ad Alessandria, al Suez e altri punti caldi.
Tutto è cominciato su internet. Dopo vari tentativi falliti di raggruppare i giovani e portarli dal mondo virtuale dei social network al mondo reale, i giovani egiziani, certamente incoraggiati dall’esperienza tunisina, ce l’hanno fatta!
Nonostante la lentezza e i blocchi temporanei della rete, oltre alla chiusura di facebook e twitter per lunghe ore, ieri i giovani attivisti hanno diffuso su vari siti un documento in cui spiegano i motivi che stanno dietro a questo movimento slegato da tutti i partiti e i partitini d’opposizione in Egitto.
Il documento è intitolato:  Tutto ciò che vuoi saperlo sul Venerdì di Rabbia 28 gennaio.

“Chi siamo: siamo i giovani egiziani sulla rete, i giovani di facebook, twitter e youtube. Abbiamo deciso 20 giorni fa di organizzare il 25 gennaio una manifestazione per chiedere l’ avvio di una serie di riforme e cambiamenti in tutto l’Egitto, rifiutando tutto quello che è accaduto nel periodo recente. Il governo ha rifiutato di ascoltare le nostre proteste, quindi abbiamo deciso di scendere in strada per costringere i responsabili a sentire la nostra voce. E così siamo scesi lo scorso martedì, eravamo decine di migliaia di egiziani senza nessuna distinzione.
Da quel momento le manifestazioni non sono più interrotte e continueranno ancora. La situazione in Egitto è diventata estremamente difficile, la gente è stufa, chiede un vero cambiamento e sta rivendicando i propi diritti. Le manifestazioni sono partite in modo pacifico e civile, ma il brutale intervento della polizia ha causato la morte di 7 cittadini nella città del Suez. Tanti sono i feriti e tantissimi gli arrestati. Il quadro è ulteriormente peggiorato e per tutto ciò oggi scenderemo a gridare ad alta voce reclamando i nostri diritti e non torneremo alle nostre case finchè questi diritti non verranno riconosciuti e concretizzati.”

E sui motivi principale che stanno dietro a questo grande senso di rabbia, diffuso tra la maggior parte dei giovani egiziani, continuano i giovani nel loro documento:

“perché manifestiamo? L’Egitto sta passando uno dei momenti peggiori di tutta la sua millenaria storia. Nonostante i rapporti a cui ricorre il governo egiziano per dare una immagine falsa dell’Egitto sotto il suo regime, è chiaro che la realtà del paese è ben diversa. La nostra discesa per le strade dell’Egitto è il segnale della fine di questo regime, la fine di una lunga era di silenzio e sottomissione. È l’inizio di una nuova pagina della storia dell’Egitto.
Il 25 gennaio non è stato un golpe ma una rivolta contro il governo e contro il regime. Ci sono più di 30 milioni di egiziani che nella morsa della depressione, ci sono stati oltre 100 mila tentativi di suicidio solamente nel 2009 che hanno causato la morte di 5000 persone. Sono 48 milioni di poveri, di cui 2 milioni e mezzo in estrema povertà.
12 milioni i senza tetto, di cui un milione e mezzo vive tra le tombe dei cimiteri. In Egitto c’è una situazione di corruzione sistematica,  ci sono tante cause nei tribunali che parlano di grandi somme, più di 39 miliardi di lire egiziane, riconducibili alla corruzione, cifre che riguardano un solo anno. I giovani disoccupati in Egitto superano i 3 milioni. La percentuale della disoccupazione, tra i giovani in Egitto, arriva al 30%. Abbiamo il tasso più alto per la mortalità infantile, muoiono 50 bambini ogni mille parti. Quasi la metà dei bambini egiziani soffrono d’anemia, 8 milioni dei cittadini egiziani hannoil virus c. Abbiamo più di 100 mila nuovi casi di cancro registrati in un solo anno, questo a causa dell’inquinamento dell’acqua. In media abbiamo una sola ambulanza ogni 35 mila di cittadini.
Le leggi d’emergenza dominano l’Egitto da lunghi anni ed hanno causato la morte di decine e decine di innocenti cittadini, oltre all’arresto di altre migliaia e migliaia senza nessun motivo legale. Infine abbiamo assistito recentemente la farsa delle elezioni parlamentari che hanno regalato al partito del Rais, il Partito Democratico Nazionale, la maggioranza con più di 90% dei seggi del parlamento. ”

Le richieste dei giovani attivisti sono chiare:

“1. Agire per eliminare il problema della povertà dall’Egitto, rispettando la sentenza legale che ha stabilito il livello minimo del salario pubblico, aumentando il sostegno pubblico nei settori della salute, dell’istruzione e aiutando i giovani disoccupati con sussidi di disoccupazione.

2. Annullare le leggi d’emergenza ed estendere l’autorità dei procuratori generali sulle questure perchè possano fermare gli abusi e le torture nei confronti degli oppositori e della gente comune.

3. Le dimissioni del ministro dell’interno, per l’ insicurezza diffusa in Egitto, testimoniata dai episodi di attentati terroristici e dalla diffusione del crimine su tutto il territorio egiziano, a volte anche per mano di ufficiali o elementi legati allo stesso ministero dell’interno.

4. La riforma della costituzione per non consentire l’elezione di un presidenteper più di due mandati. Lo scioglimento del parlamento e il ricorso a nuove elezioni per consentire agli egiziani di scegliere i loro deputati.”

Sono questi i punti elencati come richieste da parte dei giovani attivisti egiziani. Poi ci sono elenchi con i punti di raggruppamento dopo la preghiera del venerdì. Nell’elenco non ci sono solamente moschee, ma anche chiese. Un’ennesima provadel fatto che musulmani e cristiani fanno parte del medesimo tessuto sociale in Egitto. Tutti i giovani egiziani vogliono inaugurare una nuova pagina, e tutti sperano che il prezzo di questa decisione popolare non sia il sangue di nuovi martiri sia nelle fila dei manifestanti, sia in quelle della polizia.
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