Egitto: ancora scontri aspettando El Baradei

Sono iniziate martedì con una manifestazione di inaspettato successo le proteste contro il regime, “per il pane e la democrazia” in Egitto e il bilancio parla già di sei vittime e oltre 1000 arresti. Come per la Tunisia, la protesta non è nata dall’ iniziativa di partiti o movimenti d’opposizione ma spontaneamente attraverso il tam tam via internet. Molte le bandiere tunisine e gli slogan ispirati alla “rivoluzione dei gelsomini” tra  manifestanti, che chiedono inanzitutto le dimissioni del presidente Hosni Mubarak, in carica da 30 anni, e che l’erede designato Gamal Mubarak si faccia da parte per consentire un cambio radicale nella politica nazionale. Tra le priorità indicate dagli egiziani c’è anche la fine delle leggi d’emergenza in vigore dal 1981, politiche di contrasto alla disoccupazione che qui tocca il 90% dei giovani sotto i 30 anni (che costituiscono un terzo degli 80 milioni di egiziani) e per la riduzione dell’inflazione. Contestati anche i rapporti con gli USA e con Israele, mal digeriti da gran parte della popolazione. I manifestanti hanno annunciato l’intenzione di portare avanti la protesta fino al raggiungimento di questi obiettivi.

L’ Egitto non è nuovo alle proteste legate a questi temi, l’ultima “rivolta del pane” risale al 2008, tuttavia si trattava di mille o duemila persone al massimo immediatamente represse dal consistente apparato d polizia del regime egiziano. Martedì 25 gennaio erano in centomila al Cairo a circondare i palazzi del potere fino a tarda notte, quando la polizia ha brutalmente disperso i manifestanti avvolgendo il centro della capitale in una fitta coltre di gas lacrimogeni. Le mobilitazioni non hanno toccato solo la capitale ma anche altre zone del paese strette nella morsa della povertà e gli scontri più violenti si sono avuti nel Sinai, dove si registrano la maggior parte dei morti.

Finora protagonisti della protesta sono stati i movimenti della società civile “6 Aprile” e “Kifaya”, più in disparte sono rimaste le opposizioni tradizionali al regime, un esempio i Fratelli Musulmani che hanno annunciato la loro partecipazione alle proteste sottolineando di non esserne gli organizzatori o l’assenza dal paese di Muhammad El Baradei, l’ex presidente dell’ AIEA che da quando ha concluso il suo mandato all’ agenza atomica delle Nazioni Unite è uno dei più prestigiosi rivali di Mubarak. L’arrivo di El Baradei è previsto per giovedì sera, in tempo per l’annunciata partecipazione alle manifestazioni che si terranno venerdì dopo l’ora della preghiera.

Il regime egiziano è più solido di quanto non fosse quello tunisino ed il paese ha una complessità e dimensioni molto differenti. A differenza di Ben Alì, Mubarak può godere del sostegno forte degli Stati Uniti oltre a quello delle cancellerie europee (quella italiana in testa), il Cairo è una delle pietre angolari della politica statunitense in medioriente e svolge un ruolo di contenimento verso i movimenti islamisti e verso i vicini palestinesi, partecipando attivamente all’ assedio della Striscia di Gaza ad esempio. Un  alleato irrinunciabile per Washington che per bocca di Hilary Clinton non ha tardato ad esprimere il suo sostegno al vecchio rais egiziano. Dal canto suo il nostro ministro degli esteri ha voluto sottolineare la fiducia del nostro paese nel fatto che Mubarak saprà superare la crisi e governare con la “consueta lungimiranza”

One Comment;

  1. ameba00x said:

    Le differenze con la Tunisia sono parecchie.
    Innanzitutto in Tunisia l’esercito, messo da parte da Ben Ali in questi anni, é dalla parte della “rivoluzione” nonostante si sia posto come “arbitro”. Inoltre la società tunisina vanta un bel 94% di alfabetizzazione tra i 14-25 anni e un 70% su tutta la popolazione.

    Per quanto ne so, l’Egitto oltre a essere un buon alleato degli americani fa anche tanti affari con i cinesi, insomma un colpo al cerchio e uno alla botte.

Comments are closed.

Top