Babush 16: Invalicabile Europa

Questa settimana i nostri percorsi metropolitani ci portano lungo le nuove frontiere europee: barriere di filo spinato o cortine di sensori acustici e visivi costruiti dai paesi dell’Unione per limitare gli spostamenti delle persone. Anche se tra le priorità della comunità europea c’era quella di creare un luogo di libera circolazione di cose e persone, la realtà a cui assistiamo oggi è molto diversa. Il vecchio continente ha finanziato e continua a finanziare barriere, dentro e fuori i confini europei. Non più muri di cemento e mattoni, come poteva essere il muro di Berlino, ma recinzioni di filo spinato e reti metalliche, dotate di sensori e videocamere di sorveglianza attive giorno e notte, o reti informatiche di controllo degli spostamenti dei migranti. La barriera di separazione di Ceuta e Melilla, in Marocco, è il primo esempio di frontiera europea anti-migranti. C’è poi la rete metallica che Selex, impresa di Finmeccanica, sta costruendo in Libia, e il muro tra Grecia e Turchia che vedrà la luce nei prossimi mesi. Possono definirsi barriere anche i porti italiani dell’Adriatico, in cui si effettuano quotidianamente respingimenti di persone dall’Italia verso la Grecia; i controlli di Calais, in Francia, dove forze dell’ordine anglo-francesi ogni giorno impediscono di arrivare in Inghilterra; e poi ancora i controlli nei porti di Patrasso e Igumenitza, in Grecia, o sui mezzi di trasporto pubblici che si muovono all’interno dei confini europei. Le nuove frontiere sono molte e di varia natura.

Top