Grecia: lo sciopero della fame dei trecento

Atene. Sono arrivati da diverse città della Grecia gli oltre trecento migranti che dal 23 gennaio sono in sciopero della fame. “Uno strumento estremo di lotta” dicono le organizzazioni antirazziste greche che sostengono l’iniziativa “che rappresenta l’ennesimo tentativo dei migranti di denunciare le politiche di tolleranza zero del nostro governo e la situazione critica che si vive nelle zone di passaggio come Evros, Igumenitsa e Patrasso”.

I migranti (la cui lotta può essere seguita attraverso un blog) hanno scritto un comunicato in cui descrivono la loro situazione e spiegano il perchè di questa manifestazione. “Ultimamente la nostra situazione è ulteriormente peggiorata, siamo diventati il capro espiatorio dei mali della Grecia. Veniamo accusati di essere responsabili dei tagli progressivi agli stipendi e alle pensioni, dell’innalzamento del costo della vita, dell’impoverimento e dello sfruttamento dei lavoratori e delle PMI” scrive l’Assemblea dei migranti che aderisce allo sciopero, “la propaganda dei partiti di estrema destra e delle organizzazioni fasciste e razziste è diventata il linguaggio ufficiale del Governo in materia di immigrazione: il muro a Evros, le navi carcere, i pattugliamenti militari congiunti nel Mar Egeo, i pogrom, gli squadroni d’assalto nelle città e le deportazioni collettive. Le autorità vogliono convincere i lavoratori greci che noi, d’un tratto, costituiamo una minaccia e che noi siamo la causa dei provvedimenti draconiani dei loro Governi”.
Negli ultimi mesi le politiche di contrasto all’immigrazione attuate dalla Grecia si sono inasprite, anche grazie al sostegno dell’Unione Europea. Alla militarizzazione delle frontiere attuata dalle forze dell’ordine locali, da ottobre si sono aggiunti gli uomini di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne: centinaia di esperti incaricati di rilasciare ogni mese rapporti e comunicati sul flusso dei migranti, pattugliando i confini con tecnologie avanzate.

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