Babush 15: cronaca di una rivolta

La rivolta tunisina non si è ancora conclusa. Il movimento è stato troppo impetuoso per potersi ritirare dopo la partenza di Ben Alì e continua a manifestare per le piazze e strade. Gli esuli come Sihem Bensedrine di Radio kalima, tornano, i giornali indipendenti riprendono il loro posto. Ma la partita contro le fazioni del partito unico e contro il regime è ancora tutta da giocare. In questa puntata di Babush una cronaca e una riflessione sui 29 giorni che hanno portato alla fuga di Ben Alì, al potere da 23 anni. Dal gesto di Mohammed Al Bouazizi, venditore ambulante con laurea che si è dato fuoco il 17 dicembre, fino alla manifestazione che si è svolta a Tunisi il 14 gennaio, nelle ore in cui Ben Alì preparava le valigie. Un movimento che si espanso in tutto il paese con una rapidità e una partecipazione imprevista, ma che oggi deve fari i conti con le frange legate al presidente, le famiglie e le fazioni che si sono spartite l’economia del paese. In più c’è l’esercito, che durante la rivolta si è rifiutato di affiancarsi alla polizia nella repressione del movimento e che ha determinato la fine di Ben Alì. Le forze armate sono oggi uno dei principali sostenitori del governo provvisorio, fortemente contestao dalla piazza. La formazione dell’esecutivo sembra andare proprio nella direzione del “tutto deve cambiare perchè nulla cambi”. Non solo i ministeri più importanti sono stati affidati a uomini del partito unico che rappresentano un seguito evidente con Ben Alì. Ma sono anche gli argomenti sviluppati. La sicurezza, il bisogno d’ordine la necessità di riformare nella continuità. Il linguaggio usato è quello caro al regime. In una situazione che contrappone un movimento sociale molto forte a una volontà di restaurazione autoritaria i giochi rimangono aperti.

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