Precari: ancora pochi giorni per esigere un diritto!

E’ innegabile che nel nostro paese sia in corso una complessiva ridefinizione dei rapporti lavorativi e delle relazioni tra le parti in causa. Non sarebbe certo onesto affermare che questo processo sia iniziato recentemente, nè tantomeno onesto sarebbe attribuirne tutte le responsabilità al governo attualmente in carica. Al tempo stesso bisogna prendere atto del fatto che questa deriva – che mina nel profondo quanto conquistato in decenni di aspre lotte dal movimento dei lavoratori – stia prendendo una piega sempre più palese e che un’accelerazione si stia dando in questi ultimi mesi. Accelerazione che, nel nome della competitività e della globalizzazione, tende ad appiattire le relazioni tra le parti sociali alla mera necessità di collaborare, azzerando o riducendo ai minimi termini gli spazi di contrattazione dei lavoratori e producendo un ulteriore squilibrio a favore delle aziende. Un passaggio fondamentale in questa direzione si è compiuto con l’approvazione del collegato lavoro (così chiamato perchè originariamente “collegato” alla legge finanziaria del 2008), una sostanziale riscrittura del diritto del lavoro. Il DdL, approvato in via definitiva lo scorso 19 di ottobre, è composto da una complessità di norme che nella loro articolazione mirano a circoscrivere gli ambiti di competenza della giurisdizione ordinaria, ostacolando i lavoratori nel far valere i propri diritti. Tra le norme che più nell’immediato andranno a colpire decine di migliaia di lavoratori precari c’è quella che riduce da cinque anni a due mesi il tempo utile per ricorrere presso la magistratura contro una cessazione di rapporto lavorativo giudicata illegittima. La norma è stata varata senza che ne sia stata data alcuna comunicazione sociale, il chè sta a significare che la maggior parte dei precari coinvolti non è neanche a conoscenza del fatto che a partire dal 23 febbraio, giorno della scadenza dei 60 giorni (essendo la legge retroattiva si inizia a contare dal giorno dell’emanazione della stessa), non potranno più esercitare il proprio dissenso alla cessazione di un contratto a termine. Molti di questi precari dovranno quindi sciogliere il dilemma tra esigere un diritto (entro sessanta giorni) o sperare in una eventuale riassunzione. Un dilemma non banale, dato che molto spesso il tempo che intercorre tra due contratti a termine supera i sessanta giorni.

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