Grecia: le cinque carceri di Evros

La prefettura di Evros, in Grecia, ai confini con la Turchia, è uno degli snodi più importanti per i migranti che cercano di entrare in Europa. Oggi il territorio ospita cinque centri di detenzione, dove centinaia di persone sono trattenute per mesi in condizioni igienico-sanitarie disperate.
Centri di permanenza temporanea di frontiera. Così sono chiamate le cinque strutture che si trovano ad Evros. Ospitano uomini e donne in celle sovraffolate, stanze dove convivono più di centocinquanta persone, costrette a dormire sedute per mancanza di spazio. A fine dicembre una delegazione di avvocati che lavora con i rifugiati e i migranti ad Atene ha fatto visita alle strutture. “Non avevamo mai visto una situazione così disperata” racconta l’avvocato Katerina Tsapapoulou “i migranti non hanno accesso alle cure sanitarie nazionali, ma ricevono solo visite di Medici senza frontiere una volta ogni tanto”.
Richiedenti asilo, minorenni non accompagnati o gruppi vulnerabili che aspettano di essere inseriti in strutture adatte, profughi rimangono reclusi per periodi che raggiungono anche i sei mesi. A fine dicembre quattro di questi centri ospitavano circa 180 persone, e uno ne ospitava addirittura cinquecento. Gestiti dalle autorità greche, i centri sono vigilati dalla polizia di frontiera, che si occupa anche di distrbuire il cibo ai detenuti. Gli avvocati hanno anche parlato con reclusi che aspettano di essere respinti in Turchia. Da luglio del 2010 infatti è rientrato in vigore un vecchio protocollo bilaterale di ammissione tra la Grecia e la Turchia, che permette di attuare respingimenti dalla Grecia alla Turchia di iraniaini, afgani, siriani, iracheni. “I migranti vengono riaccompagnati in Turchia, dove viene attuato un secondo controllo e poi lo smistamento o nei loro paesi in orgine o di nuovo in Grecia” racconta l’avvocato.
Il governo greco ha in questi giorni dichiarato di volere costruire un muro alla frontiera tra Grecia e Turchia, ai fini di contrastare l’attraversamento del confine: un recinto di dodici chilometri, altro circa dieci metri, che sarà costruito nell’unica parte di confine non attraversata dal fiume Evros. Ma già oggi la frontiera di Evros costituisce un ostacolo per chi prova a passarla. Un campo minato, ora bonificato, ha lasciato per anni vittime e feriti, mentre navigare il fiume è molto rischioso, soprattutto a causa dei continui straripamenti. La zona peraltro è fortemente militarizzata.   Oltre ai 5 centri già esistenti ed ai prefabbricati che potrebbero essere presto posizionati per far fronte al crescente numero di migranti, il mese scorso il governo di Atene ha annunciato l’acquisto dai Paesi Bassi di due strutture galleggianti che dovrebbero poter contenere circa 1000 persone.
Esercito e polizia di frontiera vigilano giorno e notte, e a questi controlli a ottobre si sono aggiunti gli uomini di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne: centinaia di esperti incaricati di rilasciare ogni mese rapporti e comunicati sul flusso dei migranti, pattugliando i confini con tecnologie avanzate. Stando ai dati di Fontex, attraverso Evros sarebbero passati, solo nell’ottobre 2010, circa 245 migranti al giorno. “Ma il muro non servirà a niente” conclude Tsapopoulou “solo a spostare di pochi chilometri il punto di passaggio dei migranti”.
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