UE: non c’è crisi per l’industria delle armi.

Mentre lo spettro della crisi economica continua ad aggirarsi per l’ Europa, l ‘ industria bellica vive invece un momento florido stando al rapporto sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’ UE il 13 gennaio.  Secondo il rapporto nel 2009 i governi europei hanno autorizzato esportazioni di sistemi d’arma per un valore di 40,3 miliardi di euro, un incremento di oltre il 20% rispetto al 2008.  I principali destinatari delle armi “made in EU” sono i paesi del sud del mondo, a partire dal Medio Oriente ed il Nord Africa che hanno raddoppiato la loro quota. Anche  il Centro ed il Sud America giocano il ruolo dei leoni, mentre il mercato interno all’ Unione è in contrazione ed assorbe solo un terzo delle esportazioni dei vari paesi.  L’ Italia scavalca la Germania e diventa il secondo esportatore europeo dietro la Francia, mentre si attesta al primo posto a livello globale per quanto riguarda l’esportazione di armi non militari o armi leggere. Dato particolarmente preoccupante se si considera che stando a quanto affermato all’ ANSA dal ricercatore Francesco Terreri nell’ultimo decennio il 15% dell’export italiano era diretto verso paesi in guerra, e il 16% a paesi dove sono violati gravemente i diritti umani.

Il rapporto dell’ Unione Europea riguardo al commercio d’armi non analizza in alcun modo gli scenari disegnati dai numeri che ne riempiono le 309 pagine e manca di dati fondamentali in merito alle consegne effettivamente effettuate dei sistemi d’arma, oltre ai numeri disaggregati per categoria di armamenti. Le esportazioni verso paesi sottoposti ad embrago si aggirerebbero intorno ai 209 mlioni di euro, in gran parte dovuti alla revoca dell’ embargo verso la Cina decisa dalla Francia.

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