Referendum nel Sud Sudan

Le votazioni iniziate domenica per il referendum in Sud Sudan sembrano procedere nel modo migliore, con una buona affluenza (superiore anche alle previsioni) e un clima rilassato e gioioso, derivante dal reale interesse di tutta la popolazione di ottenere l’indipendenza e la libertà. Libertà di poter crescere, come hanno dichiarato in questi giorni ai media molti elettori, libertà di poter sviluppare i propri organi di governo e soprattutto libertà di allontanarsi da un passato caratterizzato da troppa violenza, schiavitù e povertà. Intanto, già dalla giornata di venerdì,  proseguono gli scontri tra le diverse comunità dell’area di Abyei. Il bilancio (aggiornato a martedì) parla di oltre 30 morti e decine di feriti, e c’è ancora poca chiarezza su chi sia stato il primo ad aprire il fuoco. In quella zona a confine fra nord e sud del paese si trovano i Ngok Dinka, popolazione meridionale che convive con i Missiriyya, nomadi arabi che secondo Charles Abyei, portavoce dell’amministrazione della regione, avrebbero sferrato il primo attacco. La loro convinzione è che i Ngok Dinka vogliano dichiarare l’annessione di quell’area al sud e per questo motivo avrebbero aperto il fuoco. Nelle ultime ore gli scontri fortunatamente non hanno causato altre vittime, e le votazioni vanno avanti con un’affluenza che in alcune regioni ha superato il 90%. I cittadini sono consapevoli delle difficoltà che il Sud Sudan incontrerà nel caso si separi dal resto della nazione, ma non hanno paura e sanno che la via per lo sviluppo dovrà essere percorsa passo dopo passo. Domani sarà l’ultima giornata di voto, poi si attenderanno i risultati del referendum, che se dovesse portare alla formazione di un nuovo stato indipendente costituirebbe un importante precedente per la storia dell’intero continente africano.

Top