Mirafiori: referendum o ricatto?

Si aprono stasera i seggi nella fabbrica Fiat di Mirafiori per ottenere da parte dei lavoratori l’approvazione all’accordo firmato in dicembre tra l’azienda e i sindacati, esclusa la Fiom. Il comparto metalmeccanico della CGIL si è infatti  negato ad apporre la propria firma all’accordo – che dovrebbe garantire un investimento di 20 miliardi di euro e la stessa permanenza della casa automobilistica a Torino – perchè lo giudica lesivo dei diritti dei lavoratori. Senza scendere nei dettagli – ampiamente dibattuti nelle scorse settimane – la Fiom considera l’accordo un ricatto inaccettabile, che oltre a  incidere negativamente sulle condizioni di lavoro in fabbrica, mina nel profondo il sistema della rappresentanza sindacale, lasciandosi alle spalle la contrattazione nazionale ed aprendo una nuova fase di precarietà e autoritarismo aziendale nei confronti dei lavoratori. Secondo la Fiom, che pur non senza un serrato confronto interno ha ricevuto il pieno sostegno della CGIL in questa battaglia, la partita che si gioca oggi e domani a Mirafiori eccede le mura della fabbrica, per parlare a tutto il paese. Una battaglia che rischia di concludersi con la messa in discussione di diritti acquisiti grazie e decenni di lotte.

Sono in corso le assemblee indette dalla Fiom – unico sindacato ad averlo fatto – per informare i lavoratori sui termini dell’accordo. Sempre secondo la Fiom il referendum si svolge in un clima e in condizioni che non permettono agli operai di esprimere liberamente la propria opinione, esposti come sono al ricatto della perdita del lavoro. Sarebbe quindi ingiusto caricare quanti sono oggi e domani chiamati al voto della responsabilità di ratificare o negarsi ad un accordo che rischia di avere effetti ben oltre i confini della fabbrica di Mirafiori.

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