La rivolta tunisina al 27° giorno

Sono centinaia i feriti ricoverati all’ospedale di Kasserine, una delle città più colpite dalla repressione della polizia tunisina contro le manifestazioni. Nella sola Kasserine, gli scontri dei giorni scontri hanno provocato almeno una decina di vittime. La polizia aveva intenzione di uccidere, racconta Mohamed ginecologo dell’ospedale di Kasserine che ha dovuto improvvisarsi chirurgo per socorrere i feriti. “Sono dei tiratori scelti che mirano alla testa”. Nell’intervista raccolta a Kasserine dall’inviato speciale di France Info, Claire Lalanne, il medico parla dello stato cronico dei feriti arrivati in ospedale. “Credetemi” dice “ho operato cinque feriti e ho trovato fegato e polmoni spappolati. Non c’è stato niente da fare”. E prosegue “Quando ha parlato alla televisione Ben Alì ha detto che la polizia è stata obbligata a sparare perché si trovava in pericolo di morte. Ma quale pericolo di morte!?” esclama. Quella del ginecologo di Kasserine è una delle tante voci di gente comune in Tunisia, non per forza colpita dalla disoccupazione e dalla crisi, ma ugualmente esasperata dal regime di Ben Alì e dalla brutalità delle forze di sicurezza. “Mi trovo bene a Kasserine, ho un buon salario” racconta il ginecologo a France Info “ma non posso restare calmo di fronte a questi massacri”.
Nel resto del paese, a 27 giorni dalle prime manifestazioni a Sidi Bouzid,  regna l’incertezza. A Tunisi è stato imposto il coprifuoco con il divieto di uscire di casa dalle 8 di sera alle 6 del mattino, ma nella notte si sono ugualmente verificati scontri tra la polizia e gli abitanti della periferia di Ettadhamen e Intiaka. Ieri le manifestazioni sono sorte in tutto il paese con scontri a Sfax, nell’est, a Douz, nel sud e a Beja nel nord e un bilancio di almeno 5 morti.
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