Acqua pubblica: in attesa del voto si chiede lo stop alle privatizzazioni

C’è una soddisfazione condivisa tra i sostenitori della ripubblicizzazione dell’acqua dopo il parere favorevole dato dalla Corte Costituzionale a 2 dei 3 quesiti referendari presentati per togliere ai privati la gestione del bene comune. Ma anche la consapevolezza che da qui alla prossima primavera, quando gli elettori saranno chiamati ad esprimersi sul referendum, si apre una lunga battaglia per fare in modo che il quorum venga raggiunto e prevalgano i sì. “Siamo molto soddisfatti” dice Marco Bersani del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. “Abbiamo sempre detto che su un bene essenziale come l’acqua, tutte le donne e tutti gli uomini di questo paese devono poter decidere. E il via libera della Consulta permette proprio questo”. “La seconda vittoria” prosegue Bersani “è che la privatizzazione non è più un tabù. Non è più una legge divina inconfutabile, ma una scelta politica che le persone possono confutare e battere”. Grande soddisfazione viene espressa anche per il percorso che ha portato alla presentazione e all’ammissione dei quesiti referendari, con un lavoro dal basso che ha portato alla raccolta di 1,4 milioni di firme grazie alla mobilitazione di cittadini e comitati locali.

La campagna per il SI punta a riproporre il modello vincente della raccolta firme e ha già fissato una serie di primi appuntamenti, come quello del prossimo 21 gennaio quando ci sarà a Roma l’assemblea degli enti locali per l’acqua pubblica. La campagna referendaria è stata però avviata anche dal fronte del NO che, stando alle dichiarazioni di ieri da parte di esponenti del Pdl e dei rappresentanti della aziende che controllano gli acquedotti, punta tutto sul paventare un aumento di tasse e tariffe nel caso venga sancito un ritorno all’acqua pubblica. “La realtà di questi anni dimostra esattamente il contrario” risponde Bersani sottolineando come le privatizzazioni non abbiamo mai portato ai promessi vantaggi economici. “La messa sul mercato del servizio idrico ha portato, negli ultimi dieci anni, ad un aumento del 68 per cento tariffe “. Contemporaneamente spiega il Forum, sono diminuiti gli investimenti e l’occupazione nel settore, mentre i consumi di acqua sono aumentati senza alcuna attenzione agli sprechi.

In vista del referendum in primavera il Forum dei movimenti per l’acqua lancia un appello per “una mobilitazione straordinaria delle energie migliori di questo paese”. I finanziamenti per il No saranno ingenti e in molti casi le imprese private preleveranno proprio dalle bollette i soldi a sostegno della campagna referendaria contro il SI. Per contrastare la lobby della privatizzazione, la campagna per l’acqua pubblica chiederà perciò un sostegno di tutti i cittadini con quote di finanziamento che verranno restituite nel caso di vittoria e del conseguente accesso ai fondi previsti. Altro punto ritenuto imprescindibile: una moratoria sulle privatizzazioni, che proprio in vista del referendum potrebbero vedere un netta accelerazione.

Top