Attivisti turchi contro il muro anti migranti

Lo scorso 8 gennaio, la Rete di solidarietà con i migranti di Istanbul (GDA), ha organizzato una manifestazione nella capitale turca per dire no al progetto greco per la costruzione di un muro lungo tutti i 12 chilometri della frontiera terrestre che separa i due paesi. Il progetto era stato al centro dell’incontro tra i primi ministri dei due paesi avvenuto un giorno prima: il 7 gennaio. Il premier turco Erdogan si è dichiarato favorevole alla costruzione della barriera, voluta dal suo omologo greco, Papandreou con lo scopo annunciato di voler fermare i migranti che entrano in Grecia. “Questa è soltanto l’ultima iniziativa dell’Unione Europea e della Turchia per sigillare le frontiere”, ha detto ai nostri microfoni Fabio Salomoni, del GDA. Nell’ultimo anno le operazioni di militarizzazione di questa frontiera si sono in effetti moltiplicate. Dallo scorso ottobre l’Unione Europea ha inviato sul posto 200 uomini dell’agenzia Frontex, l’organo che ha per compito di vigilare le frontiere europee. “E’ dall’inizio degli anni 90 che la Turchia ha rafforzato il suo ruolo di corridoio di passaggio per i migranti che vogliono arrivare in Europa” racconta Salomoni “ma la realtà è ben più complessa e il paese è anche diventato una terra di immigrazione”. Per gli attivisti di GDA, la manifestazione di sabato è stata un successo. Normalmente, spiegano, la questione migratoria è una tematica marginale e pressoché ignorata dall’opinione pubblica turca, ma questa volta la manifestazione è riuscita ad avere un discreto risalto mediatico.

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