Tunisia tra repressione brutale ed esecuzioni sommarie

Nonostante la violenta repressione della polizia e un bilancio che nel fine settimana ha fatto registrare almeno 50 vittime, le manifestazioni continuano in Tunisia, attraversando tutto il paese. Oggi a tre settimane dallo scoppio della rivolte, manifestazioni di protesta si sono svolte a Sfax e a Sousse, nell’est del paese, ma anche al confine con la Libia e a Tunisi dove un raggruppamento pacifico di attivisti per i diritti umani e avvocati è stato sciolto dalla polizia. “Le forze dell’ordine hanno colpito brutalmente e hanno fatto diversi feriti” racconta l’avvocato Ayadì Abderaouf, di ritorno dalla manifestazione di Tunisi. “Le manifestazioni non si fermano” sottolinea Massoud Rohdmani, sindacalista e membro della Lega per i diritti umani in Tunisia “Non è un movimento legato ad una particolare città o regione. E’ un malcontento generalizzato contro la disoccupazione e le condizioni di vita ma anche contro la mancanza di diritti l’assenza di libertà di espressione e di democrazia”. La situazione più preoccupante continua ad essere quella di Khassarine, Thala e Regueb, dove nel fine settimana si erano registrati il maggior numero di incidenti e dove il governo ha imposto un coprifuoco. I militari controllano le principali vie di comunicazione e diversi testimoni parlano di retate e arresti indiscriminati. Le notizie più gravi arrivano dalla regione di Thala, dove secondo alcuni testimoni sono stati ritrovati, in aperta compagna, i corpi di 5 persone uccise con colpi sparati da distanza ravvicinata. “Esecuzioni sommarie” denunciano le organizzazioni per i diritti umani, che temono un progressivo deterioramento della situazione. A Kessarine intanto a preoccupare è la situazione degli ospedali dove nei giorni scorsi sono arrivate decine di feriti . I medici hanno fatto appello al governatore regionale per la fornitura immediata di materiale sanitario per curare i feriti ed eseguire le operazioni necessarie.
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