Tunisia: esplode la rivolta dei laureati disoccupati

Mohamed Bouazizi è stato sepolto il 5 gennaio, a Sidi Bouzid, in Tunisia. Il 17 dicembre, il fruttivendolo ambulante di ventisei anni si era dato fuoco di fronte alla prefettura di Sidi Bouzid, una città nel centro del paese, dopo che la polizia municipale gli aveva confiscato la sua merce. Laureato, Bouazizi non aveva mai trovato un lavoro all’altezza delle sue qualifiche.

La sorte del giovane ha commosso la popolazione tunisina che a seguito di quel gesto disperato ha iniziato a manifestare. In molte città del paese uomini e donne sono scesi per strada in segno di protesta, banche e palazzi pubblici sono stati incendiati. La risposta del regime tunisino non si è fatta aspettare: il 22 dicembre, durante una manifestazione a Menzel Bouzaiene, un ragazzo di diciotto anni, Mohammed Ammari, è stato ucciso dalla polizia. Durante la stessa manifestazione, un ingegnere di quarantatre anni, Chawki Hidri, è stato colpito dai proiettili della polizia ed è’ morto qualche giorno dopo. “Molte persone sono state raggiunte dalle palottole della polizia, dalle manganellate e anche dai lacrimogeni”, ci ha raccontato Sihem Bensedrine, giornalista tunisina di Radio Kalima e portavoce del Consiglio delle libertà in Tunisia, “utilizzano dei lacrimogeni molto potenti e c’è anche chi ha perso la vista”.

La crisi ha colpito duramente il paese nord-africano dove circa il 30% dei giovani è disoccupato. I manifestanti chiedono “lavoro per tutti”, ma denunciano anche la corruzione del regime “basta tangenti”. “Questi slogan non si sono mai sentiti prima”, dice Bensedrine, “e testimoniano del disprezzo del popolo per il regime”.

La stampa ed internet sono da sempre nel mirino del regime, e ancora una volta la censura delle autorità, soprannominato “Ammar 404” dalla popolazione, è entrata in azione: l’accesso a Facebook, il social network utilizzato per organizzare le proteste, è stato bloccato, cosi’ come l’accesso a numerosi blog di attivisti e giornalisti. Dall’altra parte dello schermo, gli internauti si organizzano, utilizzando dei proxy per potere accedere alle pagine oscurate dal regime o per communicare tra loro: “i tunisini sono molto abili a sviare la censura e a fare comunque circolare l’informazione” afferma Sihem Bensedrine. Per la giornalista, queste manifestazioni sono un segno di speranza: “non si è mai verificato niente del genere prima d’ora. Ci sarà un cambiamento”.

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