Rosarno : Un anno dopo

Meno lavoratori di origine africana, assenza di sistemi di accoglienza da parte delle istituzioni, nessun intervento da parte del Ministero dell’agricoltura per il settore in crisi. A un anno dai fatti di Rosarno, quando una manifestazione da parte dei braccianti africani sfociò nella violenza e culminò nella deportazione di decine di lavoratori, la situazione in Calabria non è migliorata.

“I fatti di Rosarno sono stati letti dal Governo solo come una questione di ordine pubblico, affrontata con la repressione, ma a quella vicenda non hanno fatto seguito interventi per il miglioramento delle condizioni di vita dei braccianti” dichiara Giuseppe Pugliese, dell’Osservatorio migranti Rosarno.
La minore presenza di lavoratori africani – dai 2500 dell’anno scorso agli ottocento di quest’anno, secondo le stime dell’Osservatorio – è motivata sia dalla presenza di molti migranti provenienti dall Est Europa, sia dalla difficoltà a trovare un posto dove dormire: le case in affitto sono terminate e le fabbriche che gli anni passati erano occupate dai lavoratori sono state sigillate. I braccianti sono costretti a vivere in casolari diroccati e catapecchie in mezzo alle campagne, senza riscaldamento e senza acqua corrente.
“Le condizioni di vita dei braccianti africani sono ancora inaccettabili. Poche settimane fa un trentasettenne di origine africana è morto per una polmonite bilaterale, questa è una cosa che non può essere tollerata” denuncia Pugliese.

Dopo le deportazioni che fecero seguito alle rivolte del 7 e 8 gennaio scorso, alcuni lavoratori si spostarono a Roma, dove intrapresero un percorso politico che oggi, a un anno di distanza, li porta di nuovo in strada, per denunciare l’assenteismo delle istituzioni nel far fronte alla loro situazione, la crisi del settore agricolo e lo sfruttamento che continuano a subire centinaia di braccianti migranti in tutto il Paese. Il 7 e il 9 gennaio a Roma due iniziative denunceranno le tante Rosarno che esistono in Italia.

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